L’appello per la moglie malata di Sla: «Aiutatemi a curare la mia Katiusha»
Alan Mosele, ex albergatore proprietario della Lepre Bianca di Gallio, oggi tassista, ha lanciato una raccolta fondi. «L’obiettivo sono delle costose cure sperimentali in Cina. È una corsa contro il tempo per cercare una guarigione»

È una storia drammatica quella che stanno vivendo Katiusha Tessari, 45 anni, malata di Sla (Sclerosi Laterale Amiotrofica) e il marito Alan Mosele, tassista di Torino 6, residenti a Tencarola di Selvazzano.
Abitano in cintura da pochi anni. Prima, entrambi originari di Asiago, hanno gestito per un lungo periodo il noto hotel ristorante pizzeria La Lepre Bianca, a Gallio. Lei peggiora mese dopo mese. Logorata dalla brutta malattia, Katiusha ormai non parla più. Comunica attraverso un computer e si nutre solo di liquidi.
Nonostante la gravità del quadro clinico, sta lottando con tutte le forze che le sono rimaste con una serie di trattamenti specialistici, che vengono praticati anche all’ospedale di Francoforte sul Meno, in Germania. Ma al momento l’obiettivo terapeutico è uno solo: andare in un ospedale in Cina che è all’avanguardia nei trattamenti con le cellule staminali. Cure che costano tantissimo. E così il marito, un tassista che in poco tempo si è fatto già apprezzare dai colleghi e dai clienti per la sua professionalità e gentilezza, sta già da tempo promuovendo una raccolta di fondi attraverso la piattaforma di crowdfunding “Gofundme”, il sistema più moderno per chiedere la solidarietà concreta di qualsiasi persona voglia aiutare chi ne ha bisogno.
Ad oggi sono stati già raccolti 27.000 euro. Hanno aderito specialmente i colleghi di lavoro, ma hanno inviato denaro anche tanti sconosciuti venuti a conoscenza della drammatica storia. L’obiettivo a corto raggio è di raccogliere 35.000 euro, ma di soldi per andare a farsi curare in Cina ce ne vogliono tanti di più.
«Innanzitutto ringrazio con il cuore in mano tutti quelli che ci stanno aiutando», dice Alan Mosele. «La Sla è una malattia terribile. Il quadro clinico peggiora giorno dopo giorno. La nostra è una corsa contro il tempo per cercare una possibile guarigione. Ogni gesto è un respiro in più. Ogni aiuto una speranza che resta accesa. Anche una piccola donazione può fare la differenza».
Intanto anche la signora Tessari continua a lottare ogni giorno affinché la malattia non peggiori ulteriormente. «Non sono pronta a morire», ha detto. «Voglio vivere. Per questo chiedo aiuto. Il calvario è iniziato il 24 dicembre 2024, alla vigilia di Natale, quando ho iniziato ad accusare un dolore acuto alla mano sinistra. La diagnosi della tremenda parola Sla è arrivata dopo tre ricoveri negli ospedali di Padova, Vicenza e Milano. Da allora un peggioramento continuo. Per la Sla non esistono terapie certe. Ci sono solo sperimentazioni. Ci voglio provare. Voglio darmi una possibilità di vita».
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