Artigiani, allarme ricambio generazionale:1 su 5 pronto a lasciare
Indagine Cna Padova e Rovigo: il 4,8% pronto a mollare entro due anni, il 38,1% non sa come gestire il passaggio. Montagnin: «Rischio desertificazione»

Gli imprenditori artigiani di Padova e provincia sono stanchi, nessuno vorrebbe chiudere i battenti ma non sanno come affrontare il passaggio di testimone alle nuove generazioni.
L’indagine dell’Ufficio Studi di Cna Padova e Rovigo sui propri associati dice che il 4,8% degli imprenditori vorrebbe smettere o ridurre il proprio impegno entro 2 anni, il 16,7% entro 5 anni. Anche se non vorrebbero veder cessare la loro attività, il 38,1% non ha idea di come muoversi, l’11,9% vorrebbe che subentrasse un familiare, il 16,7% spera nell’intervento di un dipendente.
La voglia di fare impresa rimane forte, ma i segnali di stanchezza allarmano l’associazione di categoria, specie in un contesto vitale come quello padovano, il numero delle sedi d’impresa attive, al 31 dicembre 2025, si è fermato a quota 83.575 (dato che non considera le unità dipendenti, ma solo le sedi legali). Una cifra che ha registrato, a seguito dei controlli degli uffici della Camera di Commercio che periodicamente eliminano le posizioni di imprese che hanno cessato la propria attività senza dichiararlo, una variazione negativa del –1,4%. Un trend che si registra ormai da anni, quello della riduzione del numero delle imprese attive, che non è sfuggito a Cna Padova e Rovigo, impegnata da tempo in percorsi volti a garantire la continuità d’impresa e a favorire il passaggio generazionale nelle imprese.
Una scelta che mira non solo a garantire la salubrità del tessuto economico locale ma anche al mantenimento sul territorio di know how strategici. «Abbiamo attivato una serie di servizi per garantire la continuità d’impresa e a promuovere le condizioni perché avvenga il passaggio generazionale, ma le istituzioni devono supportare le imprese nei passaggi più critici e nello sviluppo a medio termine» dice il presidente Luca Montagnin «Altrimenti andiamo verso la desertificazione economico-produttiva».
Rispetto alle difficoltà che minacciano le aziende artigiane, il 54,8% individua nella carenza di manodopera la causa principale della crisi, un altro 50% è rappresentato da chi è spaventato dall’aumento dei costi delle materie prime, e un altro 38,1% è molto preoccupato dalla diminuzione degli ordini. Notizie confrontanti arrivano, però, dal fronte occupazionale: il 76,2% considera che, nei prossimi mesi, l’andamento del personale impiegato nella propria azienda sarà stabile, il 19% ritiene possibile un aumento di personale, e solo il 4,8% intravvede una diminuzione di forza lavoro. Anche per ciò che riguarda il fatturato, la cifra comune è la stabilità: il 69% degli intervistati dichiara che, nel 2026, i ricavi resteranno invariati rispetto al 2025. Il 16,7% ritiene sia possibile un aumento del fatturato, mentre il 14,3% prevede una riduzione.
«Stiamo implementando servizi di networking e di incontro tra imprenditori e imprese dello stesso settore per favorire il dialogo, condividere esperienze e favorire progetti eventuali di aggregazione» prosegue Montagnin «Nel frattempo, abbiamo istituito servizi dedicati all’accompagnamento delle imprese nel passaggio generazionale, sia interno all’ambito familiare sia esterno, con l’eventuale coinvolgimento dei dipendenti. Ma il nostro impegno, da solo, non è sufficiente. Le istituzioni devono supportare l’artigianato così da permettere ai giovani di trovare una motivazione valida per il passaggio da dipendente a imprenditore». —
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