Padova, Bilancio sociale Cucine economiche popolari: aumentano i poveri in città
Presentato il Bilancio sociale 2025 delle Cucine economiche popolari di Padova: oltre 3.600 utenti, 83mila pasti. Il report completo

“Relazioni che generano cambiamento” è lo slogan che accompagna il Bilancio sociale 2025 della Fondazione Nervo Pasini – Cucine economiche popolari, documento che racconta un anno di attività intenso e articolato all’interno di una delle principali realtà cittadine impegnate nell’accoglienza delle persone in grave marginalità.
Il report restituisce l’immagine di un sistema di solidarietà quotidiana in cui la professionalità degli operatori e il contributo costante del volontariato permettono di garantire servizi essenziali: dalla mensa all’assistenza sanitaria, dall’igiene personale all’ascolto e all’orientamento.
«Le CEP non sono solo un servizio: sono un luogo in cui la carità prende forma concreta, giorno dopo giorno» scrive nella presentazione don Luca Facco, presidente della Fondazione Nervo Pasini. «Accoglienza e lavoro, volontariato e organizzazione, fragilità e speranza convivono ogni giorno in questo percorso».
Il Bilancio sociale si articola in nove capitoli che raccontano identità, governance, attività e impatto, con uno sguardo anche al futuro, segnato dal progetto delle Nuove Cucine economiche popolari e dalla stazione di posta nell’ex canonica del Tempio antoniano della Pace. Il 2025 è stato inoltre anno giubilare, con oltre 800 persone coinvolte in percorsi dedicati. Nello stesso anno è stata avviata la causa di beatificazione di mons. Giovanni Nervo, figura fondativa della realtà.
Crescono bisogni e servizi
I dti confermano un aumento della domanda sociale: nel 2025 le persone seguite sono state 3.624, in crescita del 2,4% rispetto all’anno precedente, provenienti da 93 nazionalità. Un quarto degli utenti è rappresentato da nuovi ingressi. Gli italiani sono il 10,7%, mentre le principali provenienze sono Marocco, Nigeria, Romania e Tunisia. La componente maschile resta prevalente (79,2%), con un’età media di 44,6 anni.
Il quadro sociale resta critico: il 72% degli utenti è disoccupato e quasi il 60% senza dimora. L’accesso ai servizi avviene in modo diversificato, tra utilizzo episodico, intermittente e continuativo.
Nel corso dell’anno sono stati erogati 83.814 pasti, oltre 2.700 prestazioni sanitarie, quasi 3.800 docce, più di mille lavaggi di indumenti e 1.223 cambi di vestiario. Sono state distribuite anche 454 coperte e realizzati 933 colloqui di segretariato sociale.
Accanto ai servizi essenziali, le CEP hanno sviluppato attività educative e formative con scuole, studenti e volontari, coinvolgendo decine di gruppi e percorsi di inclusione.
Il 2025 ha visto inoltre il consolidamento del volontariato con 217 persone attive e il recupero di circa 42 tonnellate di alimenti, con un beneficio ambientale stimato in 79,4 tonnellate di CO₂ evitate.
Sul piano economico, il bilancio chiude con un risultato positivo di 16.419 euro, nonostante l’aumento dei costi. Ma il dato più significativo riguarda l’impatto sociale: secondo l’analisi S-ROI, ogni euro investito genera 2,19 euro di valore sociale, per un impatto complessivo stimato in oltre 3,1 milioni di euro.
Un risultato che conferma come le Cucine economiche popolari non rappresentino solo un servizio assistenziale, ma un presidio stabile di relazione, cura e inclusione capace di generare valore concreto per l’intera comunità.
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