Carcere, mobilitazione dei Radicali e appello di De Poli

PADOVA. Attivisti e simpatizzanti dei Radicali italiani, una decina in tutto, si sono dati appuntamento davanti al carcere di Padova per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema del sovraffollamento e sulla mancanza di lavoro negli istituti di pena italiani. Nella casa di reclusione di Padova ad esempio lavorano, grazie anche al consorzio di cooperative Rebus che in carcere produce panettoni e colombe pasquali, biciclette e valigie, 300 persone su un totale di 900. Si tratta della mobilitazione fatta di cinque giorni di digiuno e nonviolenza lanciata da Marco Pannella in occasione della Settimana Santa. «Stiamo lottando per fare verità sulle carceri - dicono i militanti - l’ultimatum imposto allo Stato Italiano dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo l’8 gennaio scorso, affinchè siano rimosse le cause strutturali che generano trattamenti inumani e degradanti nelle carceri italiane rischia di rimanere lettera morta: vorrebbe dire tradire 60mila detenuti e le migliaia di operatori che ogni giorno lavorano in condizioni non degne di un paese civile».
De Poli: «Severini intervenga su Padova». «È assurdo che si parli tanto di emergenza sovraffollamento nelle carceri e che poi, a Padova, ci sia un padiglione completamente ristrutturato e pronto ad ospitare nuovi detenuti ma che rimane chiuso per ragioni di sicurezza. Il muro di cinta, infatti, è pericolante ed è stato dichiarato inagibile nel 1994. Quando tempo dovrà passare prima di intervenire?». A porre l’interrogativo, in una lettera inviata al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, è stato il senatore Antonio De Poli (Scelta civica per l'Italia). Il coordinatore regionale veneto dell’Udc chiede al Ministero di «farsi carico della questione e di sollecitare una risposta». «Secondo quanto apprendiamo dalla stampa locale – ha scritto De Poli nella missiva indirizzata al Ministero - , il carcere Due Palazzi, a Padova, ospita un numero di detenuti quasi 3 volte superiore alla capienza della struttura (900 anziché 350) e il fatto che ci sia una nuova ala, appena ristruttura, già pronta ad ospitare 100 detenuti rappresenta una beffa perché quando è stato deciso di ristrutturare il vecchio padiglione, nessun intervento è stato programmato sulle mura di cinta che sono dichiarate inagibili dal lontano 1994». «E’ indispensabile trovare una soluzione operativa al più presto», conclude De Poli che, nei giorni scorsi, ha lanciato la proposta di un Garante per i diritti dei detenuti. «Dopo il richiamo dell’Ue all’Italia sulla questione sovraffollamento nelle carceri – spiega -, sarebbe una prima risposta concreta alla preoccupazione espressa dall’Europa sulla situazione delle nostre carceri».
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