Giustizia per Giacomo Turra ucciso dalla polizia colombiana 30 anni fa, Mapelli: «Giornata storica»

L’Università di Padova accoglie il riconoscimento dello Stato colombiano sulla morte dello studente Giacomo Turra, feltrino cresciuto a Padova. La rettrice Mapelli: «Verità e giustizia, come per Regeni»

Giacomo Turra
Giacomo Turra

«Apprendo con profonda emozione e commozione il riconoscimento da parte dello Stato colombiano delle gravi violazioni che sono costate la vita a Giacomo Turra».

Con queste parole la rettrice dell’Università di Padova, Daniela Mapelli, commenta l’accordo che porterà il prossimo 20 maggio al riconoscimento ufficiale della responsabilità dello Stato colombiano per la morte dello studente padovano avvenuta nel 1995 a Cartagena de Indias.

La locandina per l'evento del 20 maggio
La locandina per l'evento del 20 maggio

L’accordo sarà firmato alle ore 9 del mattino, secondo il fuso colombiano, alla presenza di rappresentanti della Cidh in visita ufficiale nel Paese. La cerimonia sarà trasmessa in diretta sul canale YouTube dell’Agencia de Defensa, chi vorrà potrà assistere, ecco il link: clicca qui.

Un passaggio definito «storico» dopo oltre trent’anni di battaglie giudiziarie e diplomatiche portate avanti dalla famiglia Turra, assistita dalla Comisión Colombiana de Juristas e supportata dal pronunciamento della Commissione interamericana dei diritti umani (Cidh).

Mapelli: «Verità e giustizia, senza dimenticare altre ferite come Regeni»

Per la rettrice si tratta di un momento atteso a lungo dalla comunità accademica. «È una tragica vicenda che continua a interrogarci come società – sottolinea – perché tocca il diritto alla vita, la dignità della persona e la ricerca della verità».

Mapelli richiama anche altri casi che hanno segnato profondamente il mondo universitario italiano: «Questa vicenda richiama alla memoria il caso di Giulio Regeni. In entrambi emerge la necessità di continuare a chiedere verità, senza che il tempo attenui l’urgenza della giustizia».

L’Università di Padova, aggiunge la rettrice, «si riconosce nei valori della libertas patavina e ribadisce il proprio impegno nella difesa della dignità della persona e del diritto internazionale».

Mascia (Centro Diritti Umani): «Vince il diritto internazionale, non l’impunità»

Sul caso interviene anche Marco Mascia, presidente del Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, che parla di una svolta giuridica di rilievo internazionale.

«Finalmente è arrivata la parola definitiva sull’uccisione di Giacomo Turra», afferma Mascia. «La Commissione interamericana dei diritti umani ha riconosciuto la responsabilità dello Stato colombiano per la violazione dei diritti fondamentali: vita, integrità personale, libertà e tutela giudiziaria».

Secondo Mascia, la decisione segna un principio chiaro: «La responsabilità di indagare e punire i crimini è un obbligo giuridico degli Stati. Né la ragion di Stato né la politica possono giustificare l’impunità».

Il riconoscimento, aggiunge, assume un valore ancora più forte nel contesto internazionale attuale: «Il diritto dei diritti umani è ferito ma non morto. Ha una forza intrinseca di resistenza».

Il caso Turra: riconoscimento ufficiale il 20 maggio

L’accordo tra la famiglia Turra e lo Stato colombiano sarà formalizzato il 20 maggio alle ore 9 (ora locale) alla presenza dei rappresentanti della Cidh.

La Colombia riconosce la responsabilità per la morte di Giacomo Turra: accordo storico dopo 30 anni
Una delle ultime foto di Giacomo Turra

L’intesa prevede il riconoscimento della responsabilità statale per la morte dello studente padovano, oltre a un risarcimento economico e a un atto pubblico di riparazione previsto tra giugno e luglio a Cartagena de Indias.

In quell’occasione sarà collocata una targa commemorativa nel luogo dove Turra si trovava durante il soggiorno colombiano.

Una verità attesa per trent’anni

Giacomo Turra, originario di Feltre e cresciuto a Padova, aveva 24 anni. Studente universitario appassionato di antropologia, si trovava in Colombia per motivi di studio quando venne fermato e picchiato da agenti della polizia locale a Cartagena de Indias.

Per anni la famiglia ha contestato la versione iniziale delle autorità, che parlava di overdose e comportamento violento. Oggi quella ricostruzione viene definitivamente smentita: la morte fu conseguenza delle violenze subite.

Per la famiglia Turra il riconoscimento pubblico rappresenta il punto più importante della battaglia: «Restituire verità cancella le infamie che hanno aggravato il nostro dolore», hanno dichiarato.

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