Più di cento anziani aiutati a domicilio con il progetto Sad, ma il Comune cerca risorse

Il progetto aiuta gli anziani a domicilio, incentivandoli a uscire dalla solitudine e favorendo la socialità, ma la mancanza di fondi Pnrr complica il prosieguo del progetto 

Il progetto Sad si pone l'obiettivo di favorire forme di welfare collaborativo
Il progetto Sad si pone l'obiettivo di favorire forme di welfare collaborativo

Contrastare la solitudine degli anziani. E’ l’obiettivo che si pone il progetto Sad, Servizio di assistenza domiciliare condominiale, che favorisce la socializzazione degli anziani residenti in alcuni conglomerati del territorio.

Sono state circa cento le persone raggiunte a domicilio e aiutate dal progetto a Padova e provincia: pranzi, attività e chiacchierate organizzate dagli operatori di organizzazioni come la Cooperativa Fai. 

L’assessora al Sociale Margherita Colonnello, durante la conferenza di presentazione, tenutasi mercoledì 17 giugno, ha fatto il punto della situazione: «L’obiettivo è stato dare un’assistenza non solo sociosanitaria, ma anche per combattere la solitudine. All’interno del Comune l’attività è stata portata avanti in cinque condomini prescelti, nei quartieri di Guizza e Forcellini».

E per il futuro l’idea è quella di estendere l’attività «a tappeto in tutta la città», considerando anche l’entusiasmo che ha sortito.

Un entusiasmo nato nonostante la «diffidenza iniziale» come racconta Giuseppina Iovine della Cooperativa Fai Padova e coordinatrice del progetto Sad. «In questo periodo spesso gli anziani subiscono truffe». Entrare in casa loro proponendo progetti conviviali non è stato quindi facile. Ma molti si sono ricreduti: «Grazie alle nostre attività persone che una volta non si potevano vedere, ora vanno a fare la spesa insieme».

O ancora: «Abbiamo conosciuto un ex professore turco, persona particolarmente proattiva, che ha proposto di fare corsi, così ha conosciuto un italiano che in passato ha lavorato in Turchia. Da lì hanno organizzato pranzi e piccoli scambi interculturali». 

Spesso persone che abitano nello stesso condominio da 25 anni non si conoscono nemmeno. Il fattore innovativo del progetto risiede proprio qui: non sono presenti solamente operatori sociosanitari, ma anche educatori, che curano il lato relazionale e non quello fisico. Uscire da contesti di isolamento aiuta infatti indirettamente anche la salute degli anziani. 

Una sfida riuscita anche grazie all’unione di intenti tra diversi linguaggi: «Abbiamo messo insieme settore pubblico, privato e cooperativo, dialogando anche con l’Azienda ospedaliera. Così siamo riusciti anche a fare prevenzione» spiega Chiara Lari, presidente della Cooperativa Fai Padova.

Soddisfatto anche Dennis Ciervo, presidente del consorzio di cooperative sociali Veneto Insieme: «Abbiamo creato connessioni dove non c’erano: per la qualità della vita degli anziani, le relazioni sono fondamentali. Ci auspichiamo quindi di dare continuità al progetto».

Il progetto si propone quindi di perseguire tale obiettivo innovando: una soluzione nuova che mira a superare la diffidenza per eliminare la solitudine e donare un pizzico di convivialità in più ai condomini padovani. 

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