Trasparenza e apertura, una sfida per la città
Qualcosa si muove anche nella Fondazione. Ora serve un nuovo impulso per superare anacronistiche separatezze e diffidenze

Anche se in modo ancora molto timido, qualcosa si muove anche nella Fondazione Cassa di Risparmio. Sembrava impensabile solo qualche mese fa, eppure, qualche spiraglio di luce comincia a filtrare attraverso gli spessi muri di un palazzo in cui ancora oggi si celebrano liturgie dal sapore ottocentesco.
Merito di quella parte dell’informazione che non si è accontentata delle anestetiche veline ufficiali e che ha provato a capire e a raccontare cosa stesse succedendo al riparo dagli occhi “indiscreti” dell’opinione pubblica. Inchiesta, racconto, funzioni essenziale nelle società contemporanee minacciate dalla disinformazione.
Vale tanto più oggi il monito del Washington Post: “La democrazia muore nell’oscurità”, un richiamo che riguarda tutte le istituzioni. Anche se trasformare la Fondazione in una casa di vetro è ancora obiettivo lontano da realizzarsi, qualcosa sta succedendo, e il nuovo presidente a questo banco di prova sarà chiamato appena insediato, ben consapevole del motto dell’istituzione da cui proviene: «Tutta intera, per tutti, la libertà nell'Università di Padova» e, aggiungiamo, nella comunità padovana. Lo richiedono la società e le istituzioni di cui è espressione.
Lo hanno manifestato con i loro interventi pubblici i rappresentati del terzo settore, del sindacato, della società civile ed anche della stessa politica. Voci importanti, apparse fin troppo timorose e prudenti nei confronti di un istituto il cui contributo è spesso decisivo per le loro attività sociali. La formalizzazione di tre candidature mette in rilievo il nuovo ruolo del Consiglio generale, fino a ieri apparso confinato ad un formale ruolo di ratifica. Si tratta di un fatto che testimonia un protagonismo inedito, assieme a una rivendicazione di ruolo che, come ha sottolineato in questi giorni il presidente uscente, va esercitato senza vincolo di mandato.
Non era scontato. Un fatto importante che potenzialmente può aprire scenari nuovi sia negli indirizzi che nelle valutazioni, a partire dalle erogazioni, per finire alle scelte riguardanti gli investimenti. Su questi aspetti, sul superamento delle erogazioni a pioggia e su una politica degli investimenti non limitati al solo mercato finanziario, è necessario un nuovo impulso e un nuovo ruolo della Fondazione, nell’aprirsi al suo interno e nello stimolare la stessa politica regionale, superando anacronistiche separatezze e diffidenze.
La presenza di tre candidati, rispetto ad un passato monocorde, segnala l’emersione di sensibilità e orientamenti diversi che è necessario siano portati con decisione all’attenzione di una opinione pubblica matura che chiede informazione e trasparenza. Trasparenza, a partire dal dovere morale di rendere pubblici gli obiettivi della candidatura, e terzietà nelle scelte, tanto più necessaria in considerazione del fatto che l’università è la principale destinataria delle erogazioni.
Questione ovviamente delicatissima, ma che proprio per questo va trattata in modo trasparente ed equilibrato, valutando anche le soggettive incompatibilità sostanziali che potrebbero manifestarsi. Il rafforzamento del ruolo del Consiglio generale, unito ad una presidenza che ci si augura consapevole che il modello monocratico appartiene ad un’altra stagione, può segnare una piccola svolta. Saranno i voti dei prossimi giorni a confermare o smentire questa lettura.
Qualcosa però è già successo e ha messo in evidenza i limiti di una legge istitutiva che ha bisogno di un a aggiustamento, e di un modello di funzionamento dell’organo, dalle cooptazioni dei componenti alle modalità di voto per l’elezione del presidente, su cui sarà necessario porre mano. Una sfida a cui assieme alla Fondazione è chiamata la società civile e in particolare un terzo settore liberato da un eccesso di comprensibile prudenza.
*ex sindaco di Padova
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