Stop trasferimento per una cassiera del Conad, la Cgil: «Vittoria dei diritti»
La Corte d’appello conferma la sentenza di primo grado: illegittimo lo spostamento da Montà a Monselice. Filcams Cgil: «Il potere direttivo non può calpestare la vita privata»

Il Tribunale di Padova, in funzione di Giudice del Lavoro, ha messo la parola fine (salvo un ormai improbabile ricorso in Cassazione) alla vicenda che ha visto protagonista una cassiera del punto vendita Conad di via Ostiala Gallenia, nel cuore di Corte Bezzecca a Padova. La Corte d’Appello, agli inizi di aprile 2026, ha infatti confermato la nullità del trasferimento della lavoratrice verso l’unità locale di Monselice, condannando la società SGR Market srl. al ripristino immediato del rapporto di lavoro nella sede patavina e alla rifusione delle spese di lite.
Una scelta insostenibile
La vicenda ha radici nel settembre 2024. La lavoratrice, con un contratto part-time da 20 ore settimanali, riceve improvvisamente l'ordine di servizio: dovrà prestare attività a Monselice. Una decisione che la Filcams Cgil di Padova, assistita dall'avvocato Giancarlo Moro, ha impugnato immediatamente. «Una scelta insostenibile – ha ricordato Marquidas Moccia, all’epoca segretaria generale della categoria – non solo sul piano economico, dato che la dipendente, priva di auto, avrebbe dovuto spendere oltre 200 euro al mese in trasporti, erodendo più del 20% del suo stipendio, ma anche per le modalità e le tempistiche del provvedimento». Il sospetto, sollevato dal sindacato, era che il trasferimento non fosse dettato da reali esigenze aziendali, ma da una particolare "attenzione" verso figure storicamente vicine all'organizzazione sindacale.
Il verdetto: "Motivazioni infondate"
Se già nel febbraio 2025 il Tribunale si era espresso a favore della donna, la sentenza d'appello di questi giorni ha ribadito il concetto con forza. L'azienda aveva giustificato il trasferimento con presunte "esigenze formative": la lavoratrice avrebbe dovuto addestrare il personale del nuovo punto vendita di Monselice. Una tesi smentita dai fatti: le casse della sede di destinazione utilizzavano software differenti, il che avrebbe reso la cassiera stessa bisognosa di formazione, rendendo illogico il suo spostamento come "formatrice". «Il Tribunale ha escluso la fondatezza delle motivazioni aziendali – spiega Giorgia Marchioro, attuale Segretaria Generale della Filcams Cgil Padova – riconoscendo il grave pregiudizio economico e personale subito dalla dipendente. È stato ribadito un principio cardine: il potere del datore di lavoro ha un limite invalicabile nella dignità e nella sussistenza del lavoratore».
Un segnale per il settore
La lavoratrice è finalmente rientrata nel punto vendita di Corte Bezzecca, riprendendo il suo posto tra gli scaffali e le casse del centro storico. La soddisfazione della Filcams è totale, non solo per il risultato individuale, ma per il precedente che si viene a creare in un settore spesso segnato da flessibilità estrema. «Giustizia è stata fatta – conclude Marchioro – Ci auguriamo che Conad ora accetti questa sentenza senza procedere oltre. Sarebbe il modo migliore per restituire serenità a una lavoratrice che ha solo chiesto di poter lavorare con dignità».
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