Il Comune di Padova scommette sull’AI: «Deve essere uno strumento di supporto»
Approvato il piano di utilizzo dell’intelligenza artificiale, ma nessun atto o sanzione senza la revisione di un operatore. L’assessora Cera: «Grossi vantaggi, ma va governata»

L’intelligenza artificiale entra (con regole ferree) a Palazzo Moroni. L’amministrazione ha infatti definito un piano che disciplina l’utilizzo dei sistemi di AI all’interno dell’ente, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza amministrativa e la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese, senza però rinunciare ai principi di trasparenza e tutela dei diritti.
Il documento, articolato in 35 pagine, recepisce il quadro normativo europeo introdotto dall’AI Act e dalle più recenti linee guida nazionali.
Alla base della strategia c’è un principio chiaro: «L’intelligenza artificiale deve rappresentare uno strumento di supporto alle decisioni, ma la responsabilità finale resta sempre in capo ai funzionari e ai responsabili dell’amministrazione», spiega l’assessora all’innovazione e alla transizione digitale Margherita Cera.
Le linee guida
Gli ambiti di applicazione sono molti: automatizzare le attività ripetitive, migliorare la gestione documentale, supportare l’analisi dei dati e rendere più efficienti i processi interni. Sul fronte dei servizi, l’AI potrà essere utilizzata per rendere più accessibili le informazioni, ma anche offrire assistenza oltre gli orari di apertura degli uffici.
Il Comune mette però nero su bianco anche i limiti: nessun cittadino potrà essere sanzionato o vedersi respingere una pratica sulla base di una decisione presa esclusivamente da un software.
Ogni atto dovrà essere verificato, validato e firmato da un funzionario in carne e ossa, che manterrà la piena responsabilità delle decisioni.
Ampio spazio viene infatti dedicato alla governance dei sistemi. Il coordinamento sarà affidato al responsabile della transizione digitale, affiancato dalle strutture competenti.
Ogni nuovo progetto dovrà seguire un percorso rigoroso che comprende la valutazione del rischio, l’analisi degli impatti sui diritti fondamentali e sulla protezione dei dati personali, la definizione dei requisiti tecnici e il monitoraggio costante delle prestazioni.
Il piano istituisce poi un registro dei sistemi di intelligenza artificiale, nel quale saranno censite tutte le applicazioni adottate dall’ente.
Per ciascuna saranno indicati finalità, livello di rischio, stato di avanzamento e valutazioni effettuate, oltre agli indicatori di performance necessari a misurarne i risultati concreti.
Un capitolo centrale riguarda poi il patrimonio informativo del Comune. La disponibilità di dati aggiornati e rappresentativi è considerata una condizione indispensabile per sviluppare applicazioni efficaci.
La strategia
Tutto ciò, evidenzia Cera, si inerisce nel solco di un percorso già avviato dall’amministrazione: «È importante che il processo di adozione sia governato, che tutti siano formati e che la tecnologia sia usata con consapevolezza. Il Comune si sta interessando sempre di più a come implementarla nei propri processi e sta esplorando tutti gli ambiti in cui può essere applicata».
Alcuni strumenti erano già stati introdotti: come Gaia, l’assistente virtuale che fornisce informazioni sulle limitazioni del traffico.
«Ci siamo mossi per tempo, nella consapevolezza che internamente non abbiamo tutte le competenze necessarie», conferma Cera, che guarda già al futuro: «Raccogliamo moltissimi dati sui fenomeni urbani, che possono diventare uno strumento fondamentale per progetti basati sull’intelligenza artificiale».
Tra le ipotesi, c’è anche il potenziamento del centralino comunale attraverso sistemi di AI. Nessuna apertura, invece, a esperimenti come quello dell’assessore virtuale. «Le tecnologie non possono sostituire le persone», mette in chiaro l’assessora.
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