Consultorio Padova, adolescenti sempre più fragili: «Dipendenti da cellulari e sesso»

L’allarme arriva dal Consultorio del Cif: negli ultimi cinque anni i ragazzi e le ragazze seguiti sono aumentati del 30%

Marta Randon
Responsabile clinica Marisa Galbussera
Responsabile clinica Marisa Galbussera

Adolescenti sempre più fragili, affetti da dipendenze. L’allarme arriva dal Consultorio familiare del Cif, Centro italiano femminile, di Padova. Nei corridoi discreti in via Bonporti si intercetta una parte sempre più vulnerabile della società.

I numeri parlano chiaro. Nel 2025 sono state 177 le persone che si sono rivolte al Centro e quasi la metà sono ragazzi e ragazze dai 12 al 20 anni circa. Un dato che segna un aumento di almeno il 30% rispetto a cinque anni fa. Non è solo una crescita quantitativa, ma il segnale di un cambiamento profondo.

Tecnologia, sesso e shopping

A raccontarlo è Marisa Galbussera, psicanalista e responsabile clinica del consultorio, presidente provinciale del Cif di Padova e responsabile di Ananke Veneto, centro per la cura dei disturbi alimentari. «In trent’anni di esperienza una situazione così non l’ho mai vista» dice. La pandemia ha fatto da acceleratore: più isolamento, più tempo online, più esposizione a modelli irraggiungibili. «Il corpo ha una grande ragione, diceva Nietzsche. Oggi rischiamo di chiuderci in un frigorifero», osserva la dottoressa.

Crescono autolesionismo, aggressività, dipendenze. Non solo da sostanze, ma da tutto ciò che può diventare rifugio: «Tecnologia, sesso, shopping, cibo, alcol; qualsiasi oggetto di piacere può trasformarsi in una stampella», spiega Galbussera.

Alla base, spesso, c’è una ferita più profonda: traumi non riconosciuti, negati dalla famiglia d’origine, mai elaborati. «Sono buchi nell’io che i ragazzi cercano di colmare» continua la dottoressa.

La tecnologia gioca un ruolo ambivalente e potente. Da un lato offre connessione, dall’altro alimenta un’illusione pericolosa: quella dell’autosufficienza.

«Pensano di poter bastare a sé stessi, di non avere bisogno dell’altro. In questo scenario, la relazione – che per sua natura espone, mette in discussione, richiede fatica – viene evitata. Meglio rifugiarsi in un mondo “muto”, controllabile, senza rischio di delusione» afferma l’esperta. Il risultato è una fragilità crescente, che porta alle dipendenze e può manifestarsi anche nella violenza.

I genitori richiedono aiuto 

«Se i ragazzi tendono a esternalizzarla, le ragazze la rivolgono spesso verso sé stesse, anche se i casi di aggressività femminile sono in aumento, come il fenomeno delle baby bulle».

Spesso sono i genitori a bussare alla porta del consultorio, preoccupati e disorientati. Il passaparola, insieme a parrocchie, scuole e insegnanti, resta il principale canale di accesso. E proprio nelle scuole il consultorio porta avanti un’intensa attività di prevenzione: incontri su dipendenze, disturbi alimentari, disagio emotivo. Il prossimo appuntamento sarà all’istituto “Rolando da Piazzola” a Piazzola sul Brenta.

«Possiamo aiutare i nostri figli con le esperienze concrete, con il tempo condiviso, con le relazioni vere: cucinare insieme, viaggiare, accendere un fuoco. Riportarli alla realtà. Più tardi si concede il cellulare meglio è» suggerisce Galbussera.

In un mondo che li spinge a chiudersi, la sfida è riaprirli all’altro. E il consultorio del Cif, nel suo silenzioso lavoro quotidiano, continua a farlo, in sinergia con Ananke Veneto, realtà che si occupa di disturbi alimentari. Su questo fronte emerge uno degli aspetti più allarmanti. «Oggi vediamo casi già a 8-9 anni, prima ancora dell’uscita dalla primaria» sottolinea la psicanalista. Un fenomeno che il consultorio affronta con un approccio diverso rispetto al pubblico: «Non partiamo dall’idea che si debba convivere con la malattia. Si può guarire. E non impostiamo subito il percorso sui farmaci».

Accedere al consultorio 

Il consultorio è attivo dal 1972 per volontà del vescovo Bartolomeo Bordignon; è una realtà di ispirazione cristiana ma profondamente inclusiva: accoglie musulmani, coppie miste, persone omosessuali, situazioni complesse come le interruzioni volontarie di gravidanza.

Un presidio umano prima ancora che sanitario, dove lavora un’équipe strutturata: sei tra psicologi e psicoterapeuti, una psichiatra, due educatori, due avvocati, un assistente sociale, un mediatore familiare, una ginecologa e tre tirocinanti.

Il servizio offre consulenze che possono arrivare fino a dieci incontri, con tempi di accesso rapidi: «Una o due settimane al massimo, contro i mesi di attesa del pubblico». È gratuito, sostenuto da fondi regionali (circa 12 mila euro l’anno), bandi e donazioni. Un aiuto concreto anche per chi ha difficoltà economiche. Eppure, nonostante l’impatto, resta una realtà poco conosciuta. «Le istituzioni sono assenti – denuncia Galbussera –. Da anni il lavoro psicologico non viene considerato prioritario». —

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