Corso di inclusione agli agenti, la denuncia della Uil: «Pensano che la polizia locale sia razzista?»

L’iniziativa di tre associazioni per promuovere «un linguaggio non giudicante». L’ex assessore saia: «sconcertante, sono operazioni di indottrinamento di sinistra»

La proposta di tre associazioni
La proposta di tre associazioni

«Promuovere tra le forze dell’ordine l’uso di un linguaggio non razzista, non giudicante e non stereotipante». È l’obiettivo di un corso di formazione per gli agenti della polizia locale che si occupano di sicurezza urbana (quelli della sede di via Liberi, all’Arcella, per intenderci) voluto dall’amministrazione comunale a partire dal 12 febbraio all’«Ostello delle idee» di via Aleardi, e promosso da tre associazioni: Amref Healt Africa, Avvocati di strada, e cooperativa La Ginestra.

«Ci devono dire se qualcuno pensa che la Polizia locale o parte di essa sia razzista? O abbia atteggiamenti fuori dalle righe?», tuona Francesco Scarpelli, il segretario della Uil Fpl, anch’egli vigile di lunga esperienza. Il sindacato contesta radicalmente l’iniziativa: «Questo corso di ben 20 ore, per come sono stati esposti i contenuti lo vedo quasi come un rimprovero o un ammonimento – commenta ancora Scarpelli – Gli agenti invece operano sempre nel pieno rispetto dei diritti del prossimo a prescindere dal luogo di nascita o provenienza».

La Uil però rimprovera all’amministrazione anche una mancanza di attenzione rispetto alla formazione degli agenti: «Da anni non facciamo corsi di primo soccorso, di guida sicura, di difesa personale – racconta il sindacalista – La formazione deve essere programmata e duratura nel tempo. Non servono questi spot estemporanei. E poi avrebbero dovuto introdurre il corso e illustrarlo preventivamente agli agenti, che sono stati obbligati a partecipare. Se si fa questo tipo di corso sembra che ci sia qualcosa che non funziona. E questo non possiamo accettarlo».

Sul piano politico è da registrare invece l’intervento di Maurizio Saia, ex assessore alla sicurezza: «Lo trovo vergognoso e sconcertante. Non ho nulla contro queste associazioni che faranno anche buon lavoro, ma hanno un approccio politico di sinistra. Io ho organizzato corsi di formazione, ma con l’università – racconta – Così si manda un messaggio negativo agli agenti, che non sono assistenti sociali. È un segnale deleterio a un corpo demotivato: oltre 50 agenti negli ultimi anni hanno chiesto il trasferimento. Un problema evidente». 

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