Crac Velo, contestate 13 fatture sospette e l’evasione di tasse per quasi un milione

Tredici fatture contestate, un reddito imponibile fittizio che supera i 4 milioni e 850 mila euro di imposte evase. Sono i numeri del “primo stralcio” del processo Velo, apertosi in tribunale a...

Tredici fatture contestate, un reddito imponibile fittizio che supera i 4 milioni e 850 mila euro di imposte evase. Sono i numeri del “primo stralcio” del processo Velo, apertosi in tribunale a Treviso. Alla sbarra, per frode fiscale, Antonio Velo (presidente del cda di Velo spa), la figlia Loretta (componente del cda) in concorso con Marco Rossini (Montebelluna, membro del cda), e Marco Moretti di Galliera, coamministratore di Tmd Gmbh, azienda tedesca, che, secondo gli investigatori, faceva rientrare nelle casse di Velo spa i soldi sborsati per le fatture false. Il pm Iuri De Biasi, a indagini concluse, li ha accusati di aver architettato un sistema di fatture fasulle e cartiere attraverso cui gli imprenditori sarebbero riusciti a evadere imposte sui redditi nel triennio 2009/2011: gli imputati (Loretta e Antonio Velo, in concorso con Mario Rossini) avrebbero messo a bilancio fatture emesse per operazioni inesistenti da due società. Per l’accusa Moretti aveva il compito di far transitare sui conti della Tmd il denaro proveniente dalle ditte verso cui erano emesse le fatture inesistenti, facendolo poi rientrare quale pagamento di altrettante fatture per operazioni inesistenti emesse dalla Velo Spa per la cessione di non meglio determinati “progetti”. Un altro imputato ha scelto il patteggiamento: Maurizio Pontarolo (Galliera), ad di Tmd Gmbh, si è accordato con la pubblica accusa per una pena a un anno di reclusione.

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