«Da rifare il processo a Favero È stato un errore assolverlo»

«La sentenza d’Appello, in radicale riforma di quella di primo grado ha proceduto erroneamente in merito alla pluralità di profili dell’abuso d’ufficio. Si tratta di sviamento dei pazienti che si rivolgevano alla Clinica Odontoiatrica dell’Università di Padova di cui Gian Antonio Favero era primario, che lui indirizzava nei suoi studi privati». La sesta sezione della Corte di Cassazione va giù dura con i colleghi dell’Appello in merito all’assoluzione del medico. Nel novembre scorso era arrivata la sentenza della Cassazione, ora sono note le motivazioni. Il caso ora tornerà davanti alla Corte d’Appello di Venezia, chiamata a pronunciarsi di nuovo nei confronti del professor Favero, 65 anni originario di Motta di Livenza (Treviso) con residenza a Jesolo: l’ex direttore della Clinica odontoiatrica di Padova, titolare delle Cliniche Favero distribuite in tutto il Nordest. L’accusa è di abuso d'ufficio con l’aggravante di un vantaggio patrimoniale di rilevante entità. L'1 luglio 2014 in primo grado con il rito del giudizio abbreviato era stato condannato a due anni e due mesi di carcere (senza la sospensione condizionale). Secondo la pubblica accusa c'era un meccanismo oliato per depistare i pazienti dalla struttura pubblica ai suoi ambulatori privati. Tutto azzerato in Appello visto che il 7 ottobre 2015 i giudici di secondo grado lo assolvono: l’abuso non stava in piedi perché mancavano sia il danno all'ente pubblico sia l'indebito vantaggio a carico dell'imputato. Ma la Cassazione annulla tutto e rimanda ad una sezione d’Appello. I giudizi romani parlano di «conflitto d’interesse» e «di una incompatibilità medica svolta in Clinica Universitaria e nei suoi studi privati». La tesi della procura generale, accolta dai giudici cassazionisti asseriva che «Favero esercitava sui pazienti una induzione a scegliere la struttura privata dove svolgeva attività libero professionale in “extra moenia” come emerge da numerose dichiarazioni testimoniali». (c.bel.)
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