Dalla nazionale alla galera i fratelli terribili della boxe

La parabola di Joscioal e Naichel, figli di Manolito Millas: il teppista che divenne capo clan Il giudice: «Escono per commettere furti e rapine con la naturalezza di chi va in ufficio» 

il ritratto

I pugni li hanno sempre avuti buoni in casa Millas, semmai il problema è la testa. Joscioal e Naichel, i fratelli terribili del ring, colpiscono duro. La violenza come linguaggio, il ko come fede, furti e rapine nel sangue. Dalle strade di Marcianise, dove la boxe salva i giovani dalla Camorra, alle campagne del piovese dove Gino Freo vorrebbe fare altrettanto. Ci stava per riuscire con Joscioal e Naichel, veloci, potenti, istintivi. Fisici dotati, paura zero. Poi però arriva la strada e si risucchia entrambi, prima Joscioal che non si allena ormai da due anni, e poi Naichel che invece era in lizza per i mondiali a Tokyo del 2020 con la nazionale.

Del resto il pugilato è una passione di famiglia, ce l’aveva papà Manolito, che oggi ha 40 anni ed è il boss del clan, ma a 19, quando guidava senza patente e viveva di furtarelli, gancio e montante li sferrava contro i carabinieri di Legnaro, i quali altrettanto regolarmente lo controllavano. Manolito è il padre di Joscioal e Naichel ma è anche il loro capo. Si è cresciuto i “gorilla” in casa e ci ha costruito intorno una banda che era diventata il terrore degli imprenditori cinesi tra Padova e Saonara. Rapine, pestaggi, persino un sequestro di persona, che i sequestrati, pluripregiudicati, ovviamente non denunciano per paura (e per questo saranno indagati). Tutto per continuare a indossare orologi Rolex e guidare bolidi da 300 cavalli, sì insomma, per fare la vita da ricchi senza lavorare.

Il giudice Domenica Gambardella, nell’ordinanza, parla di “doppio vincolo” «di sangue e criminale».

«Escono per commettere furti e rapine con la naturalezza e la normalità di chi va in ufficio», scrive il gip.

«Mi serve una macchina per andare in bottega», dice Joscioal ad Andrea Melato, comunicandogli la necessità di reperire un’auto in fretta per andare a compiere reati.

Manolito Millas e la moglie Federica Hodorovich impartivano gli ordini, i figli si preoccupavano di eseguirli e di farli eseguire. Ma intanto Naichel continuava a tirare pugni, a un certo punto anche con la casacca azzurra. Il 25 aprile 2018, a 17 anni, è campione d’Europa nella categoria Youth. Campione italiano junior 2016 e 2017, campione europeo nel 2018, prende parte alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, dove però si deve arrendere al thailandese Weezapon Jongjoho. Il ragazzo ha talento ma quando rientra a casa torna a fare quello che padre e relativi antenati fanno da sempre: furti e rapine. Si crea la situazione paradossale per cui, grazie ai risultati, potrebbe entrare nell’orbita delle Fiamme oro della Polizia. Ma come può la polizia concedere i colori gloriosi del suo gruppo sportivo a un atleta che poi, fuori dal ring, vive in questo modo?

Il 21 ottobre 2018, verso le 13, i fratelli Millas e un complice sono si trovano vicino al Ristorante 88 di via Uruguay. «Naichel era sceso per vedere una macchina sulla quale voleva commettere un furto» racconterà poi il complice, divenuto collaboratore. «A un certo punto un signore di colore che faceva il parcheggiatore gli ha urlato perché lo aveva scoperto. Joscioal e Naichel lo hanno picchiato. Due giorni dopo stavamo andando in via Longhin al campo nomadi, abbiamo rivisto quel signore di colore del parcheggio. Loro sono scesi dall’auto e lo hanno picchiato ancora». Destro, sinistro, montante e sguardo spiritato di chi maneggia violenza meglio di un telefonino. Del resto il loro albero genealogico racconta una parte consistente della criminalità veneta degli ultimi quarant’anni. Il loro padre, Manolito Millas, è figlio di Frida Crovi e cugino di Manuele Crovi, il giostraio ucciso nel 2005 nella sanguinosa rapina al gioielliere Piras di Abano: ex pugile dilettante, dieci pagine di precedenti penali, cattivo, spregiudicato.

Il 25 agosto del 2014, nel piazzale del bar Rialto, colpisce un imbianchino con un pugno da pungiball mentre un complice lo tiene fermo. L’imbianchino si farà un mese di coma. I pugni li hanno sempre avuti buoni in casa Millas, il problema è la testa. —

Enrico Ferro

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