Delitto di Padova, il fratello di Cossi al funerale: «Ho perso una parte di me»

Sabato nella parrocchia di Tencarola il funerale del 48enne ucciso con 20 coltellate. In prima fila la mamma: «Nell’ultimo periodo lo vedevo nervoso e preoccupato»

Alice Ferretti
Ieri mattina nella parrocchia di Tencarola, a Selvazzano, è stato celebrato il funerale di Marco Cossi, il 48enne ucciso con quasi venti coltellate la notte tra il 19 e il 20 aprile in via Isonzo.
Ieri mattina nella parrocchia di Tencarola, a Selvazzano, è stato celebrato il funerale di Marco Cossi, il 48enne ucciso con quasi venti coltellate la notte tra il 19 e il 20 aprile in via Isonzo.

Il dolore di una madre per la perdita di un figlio è qualcosa di devastante, sempre. Anche quando quel figlio è diventato un uomo, “grande e grosso”, come tutti descrivevano Marco Cossi.

Ieri, sabato 2 maggio, nella chiesa di Tencarola, a Selvazzano, è stato celebrato il funerale del 48enne ucciso con quasi venti coltellate nella notte tra il 19 e il 20 aprile, in via Isonzo. In prima fila, sulla sedia a rotelle, accanto agli altri due figli, Roberta e Stefano, sedeva mamma Albina. Piangeva e dava voce alla sua sofferenza, senza riuscire a trattenersi. Un pianto che attraversava il silenzio della chiesa e arrivava dritto a tutti, restituendo la misura di una perdita impossibile da accettare.

Omicidio di Padova, vacilla la versione del killer: «Nessun riscontro sulla volontà di spacciare con il food truck»
Nel tondo in alto la vittima, Marco Cossi, in basso Samuele Donadello. Nella foto grande i rilievi sul luogo del delitto

Per l’omicidio di Marco Cossi si trova ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario Samuele Donadello, 47 anni, amico e socio di Cossi, con il quale proprio il giorno successivo avrebbe dovuto avviare un’attività di food truck.

Attorno alla famiglia si è stretto un paese intero. In primo banco, con la fascia tricolore, c’era anche il sindaco di Selvazzano, Claudio Piron.

Durante l’omelia, don Luciano ha parlato di quelli che sono stati i sentimenti di queste ultime settimane: «L’uccisione con tanta violenza di Marco ha suscitato pensieri e reazioni varie, ma la più diffusa è stata senz’altro quella della pietas, della compassione, del patire assieme questo avvenimento doloroso». Un percorso condiviso che è passato «dall’incredulità, lo stupore e la rabbia, a un’iniziale accettazione e una progressiva apertura della famiglia agli altri, per condividere il dolore».

Il sacerdote ha richiamato anche gli ultimi tempi di Marco: «Grande e grosso, buono e generoso, fin troppo. Diceva di sì a tutti. Appariva, soprattutto agli occhi della mamma con cui viveva e che accudiva, nervoso, intimorito, stanco, strano e a tratti triste».

Parole che dipingono il ritratto di un uomo capace di dare molto agli altri, spesso senza risparmiarsi. Infine l’invito a uno «sguardo di pietà», per non fermarsi alla violenza ma a ciò che resta, «al bene seminato nella vita quotidiana».

Venti coltellate su Cossi, ma la lama non c’è: mistero sull’arma del delitto di Padova
Fiori e lumini nel tunnel dove si è verificato il feroce omicidio

A ricordare Cossi con voce rotta dall’emozione anche il fratello Stefano: «Parlare di mio fratello Marco in questa situazione è la cosa più dolorosa che abbia mai dovuto fare. Quando perdi un fratello perdi una parte di te, una voce, una presenza che conoscevi da sempre, un pezzo della tua storia».

In questi giorni, ha spiegato, la famiglia è stata travolta dall’affetto: «Siamo profondamente commossi da tutte le belle cose dette su Marco. Sapevamo bene chi era, lo vivevamo ogni giorno, ma ci ha colpito sentire quanto bene avesse seminato, sempre in silenzio. È una bellissima scoperta che ci sorprende e consola allo stesso tempo. Una conferma bellissima: Marco era amato da tutti».

Un’immagine, più di altre, è tornata nei ricordi del fratello : «Era un gigante buono. Da ragazzini giocavamo a basket: era inarrestabile, per fermarlo bisognava fargli fallo. Ma dentro aveva una gentilezza rara, non faceva male a nessuno, anzi dava sicurezza».

E poi il saluto più intimo: «Sul luogo dove ci è stato portato via ho visto tanti fiori, un lumino e la scritta “ciao Marcone”. Ho pianto. Marco non è più con noi, ma continuerà a vivere in tutto il bene che ha lasciato».

E quel bene ieri mattina era tutto lì, tra i banchi della chiesa di Tencarola, nei volti segnati dalle lacrime e in una presenza che racconta più di molte parole. Tra le tante altre persone a piangere c’era anche Angela, la barista cinese del bar Centralino, quello sotto casa di Cossi. Ogni mattina Marco entrava, ordinava un cappuccino per sé e uno da portare a casa alla madre.

Un gesto quotidiano, quasi invisibile. Ma se anche Angela, che lo incontrava dietro a un bancone, ha sentito il bisogno di esserci e di piangere, allora vuol dire che effettivamente quell’uomo qualcosa di buono lo deve aver lasciato. Forse nella gentilezza silenziosa che nemmeno la violenza potrà cancellare. 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova