Dirigenti sportivi assolti Non c’era evasione fiscale

Il giudice dà ragione a due docenti di nuoto accusati dall’Agenzia delle Entrate Appurato che l’Acquaclub di Abano può beneficiare di un regime agevolato
Di Cristina Genesin

ABANO TERME. Erano finiti sul banco degli imputati per evasione fiscale di ben 316.236,81 euro. Eppure erano soltanto due dirigenti della società sportiva dilettantistica aponense Asd Acquaclub, con sede ad Abano in galleria Busonera. Ieri si è chiuso l’ultimo (doloroso) capitolo giudiziario a carico dei due con la completa assoluzione da quella grave contestazione. Il giudice di Padova, Chiara Bitozzi, ha pronunciato l’assoluzione «perché il fatto non sussiste» per Antonio Paoli, 48 anni di Abano in via Calle Pace, e Adrian Sgarabottolo, 51 anni di Teolo in via San Daniele, entrambi docenti di didattica del Fitness, esperti e qualificati nel campo delle attività natatorie tanto da collaborare anche con l'università. A difenderli gli avvocati Alberto Buscema e Andrea Micozzi. Secondo la procura, nella veste di dirigenti della società di nuoto avevano evaso le imposte tra il 2006 e il 2007 per quella ingente somma, il primo (Paoli) in qualità di legale rappresentante della società, il secondo (Sgarabottolo) nel ruolo di vicepresidente di Aquaclub. In particolare i due erano chiamati a rispondere di aver evaso 104.358 euro alla voce Ires (l'imposta sul reddito delle società) e 104.379,43 di Iva. Tutto era nato da un accertamento dell’Agenzia delle Entrate che aveva controllato la contabilità dell'Asd Acquaclub, società sportiva di natura dilettantistica riconosciuta dal Coni. E, pertanto, società che avrebbe dovuto beneficiare di un regime fiscale agevolato. Tale lettura non era stata per nulla accolta dall’Agenzia delle Entrate che aveva contestato l’evasione fiscale con relative sanzioni, presentando poi la denuncia penale. Secondo l’Agenzia, Acquaclub non avrebbe potuto beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla normativa stabilita dalla legge numero 398 del 1991 e dal Tuir (Testo unico delle imposte sui redditi), nella convinzione che avesse delle finalità di lucro e operasse una distribuzione degli utili. Eppure era proprio il Coni a sostenere che la società, appartenente alla Federazione sportiva nazionale, potesse godere del regime fiscale agevolato anche in carenza di iscrizione al registro delle associazioni dilettantistiche. La procura ha chiuso l’indagine, chiedendo il processo per i due dirigenti. In aula i legali hanno ricostruito la vicenda, dall’accertamento dell’Agenzia alla presa di posizione del Coni in difesa della società sportiva, depositando anche tutta la documentazione per dimostrare come la società possa avvalersi delle agevolazioni previste per le associazioni sportive riconosciute dal Comitato Olimpico nazionale. E come quelle agevolazioni non avrebbero dovuto essere revocate.

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