Spaccio di cocaina nel Padovano, latitante arrestato in Spagna
L’operazione avviata nel 2024 con nove arresti tra i capi di una organizzazione capace di gestire fiumi di droga venduta anche a 100 euro al grammo. Le consegne avvenivano anche a domicilio oltre che nei parcheggi dei centri commerciali e nei fast food

L'ultimo pezzo del puzzle è arrivato da Barcellona. Un albanese che pensava di averla fatta franca rifugiandosi in Spagna è stato arrestato e estradato in Italia, dove lo attendevano i carabinieri di Cittadella. Era l'ultimo dei dieci arrestati in un'operazione che ha fatto piazza pulita di un'organizzazione che aveva trasformato lo spaccio di cocaina in un servizio efficiente quanto un food delivery.
WhatsApp alla mano, linguaggio in codice - "mi serve un po' di bianca", "hai della bella?" - e consegna garantita in tempi rapidi. Parcheggi di centri commerciali, piazzali delle stazioni, fast food, persino direttamente sotto casa. I clienti? Un campionario variegato della società padovana: dal diciannovenne universitario al cinquantenne professionista, passando per operai e impiegati. Tutti uniti dalla voglia di "neve" di prima qualità - le analisi parlano di cocaina con principio attivo superiore all'80% - a prezzi che oscillavano tra gli 80 e i 100 euro al grammo, con sconti quantità degni del miglior Black Friday.
L'inchiesta della Procura di Padova è partita nel marzo 2024, quando i militari hanno fermato quasi per caso due corrieri: un italiano residente nel Trevigiano intercettato a San Giorgio in Bosco e un albanese del Vicentino bloccato a Cittadella, entrambi con 50 grammi di polvere bianca nelle rispettive auto. Da lì, seguendo il filo, hanno dipanato una matassa che ha portato a scoprire un giro d'affari impressionante: 5 chili di cocaina movimentati, 30-40 cessioni al giorno, centinaia di clienti tra Padova, Treviso e Vicenza.
La svolta è arrivata nell'ottobre 2024 con quattro arresti mirati: due italiani, un bosniaco e una marocchina finiti in manette grazie alle ordinanze del gip di Padova. Un anno dopo, nell'ottobre 2025, sono scattate le manette per altri tre membri del gruppo, due albanesi e un rumeno residenti tra Cittadella e Piazzola sul Brenta. L'ultimo componente era riuscito a dileguarsi verso la Spagna, salvo essere rintracciato a Barcellona e riportato in Italia nei giorni scorsi. Il gruppo era ben organizzato: albanesi, rumeni, italiani, un bosniaco e una marocchina, tutti con ruoli precisi in quella che era diventata una vera e propria azienda della droga. Le conversazioni intercettate mostravano un gergo consolidato: non solo "bianca" o "bella" per la cocaina, ma anche numeri (1, 2 o 3) per indicare i grammi richiesti.
Un'attività così redditizia che gli investigatori hanno sequestrato auto di lusso e conti correnti per complessivi 80 mila euro. Il presunto capo ha già alzato bandiera bianca: ha patteggiato 4 anni, collaborato con la giustizia e visto confiscarsi un'auto di grossa cilindrata e 30mila euro tra contanti e conti. Gli altri se la sono cavata con rito abbreviato e pene tra i 2 e i 3 anni e 9 mesi, oltre a multe e spese processuali. L'ultimo arrestato, quello trovato in Spagna, deve ancora affrontare il processo.
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