È il tempo del “porno food” Ristoratori a lezione dal prof

Porno food, chef pluristellati che si confondono con i vip e più di 60 trasmissioni di cucina sugli schermi italiani, senza contare il proliferare di riviste a tema (che vendono più di tutte) e i...

Porno food, chef pluristellati che si confondono con i vip e più di 60 trasmissioni di cucina sugli schermi italiani, senza contare il proliferare di riviste a tema (che vendono più di tutte) e i tutorial su internet che impazzano.

E' da qui che devono partire le future generazioni di ristoratori e anche i loro padri, se vogliono sopravvivere nel grande pentolone del palato. Parola del professor Paolo Guidi, docente di Economia e gestione delle imprese turistiche e marketing all'università della Tuscia di Viterbo e dei Sapori di Perugia. E' conosciuto anche come scrittore e collabora come consulente per le aziende del settore.

Ieri pomeriggio, alla sede dell'Appe di via Savelli, una classe affollata da una cinquantina di ristoratori padovani, ha seguito con attenzione la lezione del professore sul “La ristorazione del terzo millennio”.

«E' cambiato tutto», esordisce l'accademico, «Il business del food non ha più solo il cibo come grande protagonista, ora contano allo stesso modo i bisogni delle persone». Non conta più mangiare bene? «Certo che no, ma sono altrettanto importanti le emozioni e le esperienze del cliente. Dobbiamo sapere prima di tutto che chi entra nel ristorante è spesso anche un consumatore del porno food, cioè da lì a poco vorrà condividere il suo piatto con la community dei social network. I primi europei con il clic facile sono gli inglesi, ma al secondo posto del podio ci sono proprio gli italiani. Poi ci sono le trasmissioni televisive che trasformano il cliente in un giudice implacabile: desidera sì mangiare bene, ma anche un bagno pulito e confortevole; maggiori servizi; maggiore attenzione ai suoi bisogni e ai prodotti giusti per le sue esigenze».

Attenzione ai bluff. Negli Usa c'è già l'app che smaschera le bugie: «Uno spettometro, tipo rada che posizionato vicino al prodotto indica la sua composizione: se nel dolce c'è glutine ad esempio».

E per non finire gambe all'aria converrà saper misurare tutto il misurabile: «Un ristoratore non deve avere l'approssimazione del costo del piatto ma il preciso conteggio di quanto gli costa. Non solo. E' impensabile che ci impieghi 14-15 giorni a rispondere ad una recensione o, addirittura, non risponda. Il cliente che si lamenta, a modo suo cerca la relazione, ignorarlo significa perderlo».

Elvira Scigliano

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