Pinacoteca, auditorium, centro culturale, concerti e polo universitario: Este investe 13 milioni nella cultura

Entro fine anno saranno terminati i cantieri finanziati principalmente dal Pnrr. E si consolida la fama di città della musica live

Nicola Cesaro
L'auditorium che nascerà nell'ex Palazzetto dello Sport
L'auditorium che nascerà nell'ex Palazzetto dello Sport

Con la cultura non si mangia, fu un’infelice uscita di un ministro di qualche anno fa. Vallo a dire a Este, dove il Comune è alle prese con uno degli investimenti nel mondo della cultura che non ha precedenti nella Bassa padovana e che forse ha pochi eguali pure nella storia recente della provincia: 13,5 milioni di euro (ma è solo la punta di un iceberg) per realizzare una pinacoteca per mostre di gamma alta, un auditorium all’aperto in un antico parco che dormiva da decenni, un mega centro culturale sulle ceneri del vecchio palazzetto dello sport e un polo dedicato alle imprese ma non solo, visto che l’obiettivo è farci arrivare corsi universitari.

Parallelamente, aspetto non trascurabile, la città si sta confermando come cuore della musica live in Veneto: l’Este Music Festival – quest’anno, tra gli altri, arriveranno Riccardo Cocciante, Giorgia, Claudio Baglioni e Johnny Depp con Alice Cooper – è una rassegna che fa invidia anche ai capoluoghi e che attira spettatori da mezza Europa. «L’intenzione di investire nella cultura, in una città che da sempre fa della propria storia culturale un vanto, è evidente nei numeri e non solo negli intenti», conferma il sindaco Matteo Pajola, che entro due mesi taglierà i primi nastri.

I successi intramontabili di Venditti all'Este Music Festival

L’assist perfetto per confermare questa vocazione – piccolo promemoria: qui hanno vissuto Lord Byron e i coniugi Shelley, c’è un museo nazionale dedicato agli Antichi Veneti, è ospitata una delle più suggestive pale religiose di Gianbattista Tiepolo – è stato il Pnrr, che ha dirottato una cifra che mai si sarebbe vista da queste parti. «Fondi che, giusto ammetterlo, in parte la mia amministrazione civica ha ereditato», spiega Pajola, «ma che sono stati drasticamente rimodulati in corso d’opera, per rispettare tempi e scadenze, puntando tutto sulla cultura».

È il caso di Palazzo Contarini, ex biblioteca dimenticata da vent’anni, che nei piani passati sarebbe dovuta diventare un centro per la disabilità e la riabilitazione: «E invece ora diventerà una pinacoteca sul modello di Palazzo Roverella a Rovigo, con l’obiettivo di ospitare almeno 60 mila paganti all’anno: insomma, qui sarà più probabile vedere dei Van Gogh piuttosto che collezioni minori». Il progetto, che richiede 4,6 milioni di investimento, va ben oltre il recupero dell’immobile: si sta infatti lavorando per individuare un soggetto che gestisca questo polo, e si pensa alla possibile creazione di una Fondazione, a cui poi affidare in realtà la visione totale della cultura in città. «Nell’area di Palazzo Contarini abbiamo completamente rimesso a nuovo viale Fiume, che sarà l’accesso alla pinacoteca, e anche il ponte della Torre Vecchia, e stiamo recuperando l’antico brolo che diverrà anche spazio per musica e teatro all’aperto: un recupero totale di un’area del centro storico», sottolinea il sindaco.

Il sindaco Matteo Pajola nella futura pinacoteca comunale
Il sindaco Matteo Pajola nella futura pinacoteca comunale

Che a marzo inaugurerà anche il primo stralcio dei lavori dell’ex Palazzetto dello Sport (ed ex Teatro Sociale) di via Zanchi: 5,6 milioni per realizzare una nuova piazza cittadina, tra anfiteatro, caffè letterario, aule multimediali, spazi per lo studio e per la musica. Un’opera che, anche dal punto di vista estetico, rappresenta un unicum per la città e per l’Estense, area povera di spazi all’avanguardia da dedicare a eventi e rappresentazioni. «La vera sfida sarà riempirlo, lo so, ma crediamo che Este abbia le risorse e la voglia di investire su questo mondo».

L’altro grande cantiere è in via San Girolamo, nell’ex deposito delle corriere: qui la destinazione culturale è secondaria, visto che si andranno a creare un laboratorio per start-up, uno spazio per le imprese e una foresteria per chi arriverà in città a operare in questi settori. «Vogliamo tuttavia avviare un serio dialogo con l’Università di Padova per portare qui dei corsi universitari, penso ad esempio a Ingegneria ambientale ma anche ad Archeologia: chiaro che questo luogo sarà una grande spinta culturale per Este», assicura Pajola.

L'ex stazione delle corriere diventa laboratorio per start-up
L'ex stazione delle corriere diventa laboratorio per start-up

Si diceva poi dei concerti: Cocciante, Giorgia, Baglioni, Depp, i Pooh, Il Volo, Deep Purple, Savatage e pure il K-Pop sono i nomi attesi per la prossima estate per l’Este Music Festival, frutto della preziosa collaborazione con Duepunti Eventi: «Investiamo 50 mila euro, oltre a garantire spazi e alcuni servizi, e lasciamo il rischio di impresa all’organizzatore», spiega il primo cittadino. Il risultato? «Decine di migliaia di spettatori che diventano turisti, visto che il 20% sono stranieri e un decimo arriva pure da fuori Europa. Il nome di Este compare, nei cartelli musicali, accanto a grandi sedi come Milano e Roma: quale miglior strada per portare gente in città?». 

 

La nuova pinacoteca

«L’intento dichiarato è portare qui mostre da Van Gogh in su, capaci di garantire almeno 60 mila paganti in un anno». Progetto ambizioso, ma assolutamente ponderato dall’amministrazione comunale, che in questa ondata di cantieri sta mettendo mano a un edificio storico, Palazzo Contarini: diventerà una pinacoteca per mostre di alta fascia. Lo storico complesso “alla Restara”, in viale Fiume, risale al 1500 come residenza gentilizia della famiglia Contarini. Fu convento e, nel secondo dopoguerra, sede del convitto dell’istituto magistrale “Sacro Cuore”, fino al 1987. Ha ospitato la biblioteca civica cittadina fino al 2006. Negli ultimi anni solo alcuni locali del piano terra sono stati utilizzati dalle associazioni, il resto degli spazi all’avvio del cantiere era inagibile.

«Si è scelto di dare una vocazione espositiva al Palazzo, perché siamo convinti che questo possa diventare luogo di cultura e forte elemento di attrazione turistica», spiega il sindaco Matteo Pajola. «Ci saranno mostre di elevata qualità, con l’ambizione di accogliere anche oltre 60.000 visitatori per ogni esposizione, che indicativamente durerà dai 4 ai 6 mesi. La spesa è di 4,6 milioni e sta garantendo un restauro “chirurgico”, in stretta collaborazione con la Soprintendenza: tra le altre cose, viene mantenuta la tipica “pianta veneta”, perfetta per ospitare le nuove funzioni espositive. Al piano terra saranno organizzate le funzioni di servizio del museo: biglietteria, bookshop, guardaroba, servizi igienici e caffetteria. «Per ospitare eventi di rilievo occorre dotare lo spazio dei più moderni sistemi di sicurezza, dalle temperature delle sale alla security room», continua Pajola, che vede come modello l’esempio di Palazzo Roverella a Rovigo.

Gli ambienti interni saranno poi pensati per mantenere un dialogo continuo con il parco esterno, un’area verde che sarà ridonata alla città (spesa di mezzo milione di euro): qui sarà realizzato un anfiteatro all’aperto, verranno piantati oltre cento alberi, saranno recuperate l’antica ghiacciaia e la cappella votiva.

 

L’ex palazzetto diventa piazza coperta

Nel 1724 questo luogo era il “Novo teatro” di Este. Un secolo esatto dopo, era il 30 settembre 1824, l’immobile andò a fuoco durante la rappresentazione della tragedia “L’assedio di Aquileia” del drammaturgo scozzese John Home. Rinacque dieci anni dopo e fu il Teatro Sociale fino al 1957, quando venne riconvertito in Palazzetto dello Sport, scenario di indelebili pagine di storia sportiva cittadina. Quasi quarant’anni dopo, il palazzone di via Zanchi ritorna alle origini e si vota nuovamente alla cultura, divenendo un centro multifunzione: «L’abbiamo pensata come la nuova piazza al coperto della città», spiega il sindaco Matteo Pajola, «e possiamo considerare questo intervento come uno dei più importanti di sempre per Este: non solo per l’impegno e le risorse messi in campo, ma anche per una rinnovata visione culturale, architettonica e funzionale della città».

Il sindaco Matteo Pajola all'interno del cantiere
Il sindaco Matteo Pajola all'interno del cantiere

L’investimento, s’è detto, è molto importante: 5,6 milioni di euro, cifra che arriva a quasi 6 milioni poi con le opere accessorie. La prima parte dell’intervento si concluderà entro il prossimo giugno – ma già a primavera ci potrebbe essere una parziale inaugurazione – mentre il completamento dell’intera opera e il taglio del nastro dello spazio sono previste entro la fine del 2026. L’intervento prevede la rifunzionalizzazione complessiva dell’immobile (l’interno è stato completamente stravolto) per trasformarlo in un centro multidisciplinare orientato alla cultura, all’educazione e alla socialità: «All’interno del complesso troveranno spazio una piazza-teatro con foyer d’ingresso e punto ristoro, una sala polifunzionale destinata a convegni, spettacoli ed esposizioni, sale studio e un giardino della lettura coperto e fruibile in ogni stagione, in stretta connessione con la Biblioteca civica adiacente». Quella Villa Dolfin Boldù che, oltre a essere pregevole spazio di lettura e studio, è già un bel motore culturale cittadino.

Qualche anno fa, quando l’ex palazzetto fu momentaneamente utilizzato come archivio comunale, i residenti lamentavano intrusioni notturne e via-vai di animali, topi su tutti. In un futuro ormai prossimo, si spera, il via-vai sarà animato da giovani, spettatori e studenti.

L’impalcatura davanti all’ex Palazzetto dello Sport
L’impalcatura davanti all’ex Palazzetto dello Sport

Start-up e Università nella vecchia stazione

Un luogo di dialogo e sinergia, una nuova corte, una cerniera di ricucitura urbana. Ma soprattutto, un laboratorio per start-up, uno spazio per co-working e un luogo che potrà ospitare anche l’Università: un vero motore di impresa e cultura. L’ex stazione delle corriere di via San Girolamo, con un investimento di 2,8 milioni di euro, da luogo dimenticato si candida a diventare «un nuovo pezzo di città». Questo ambito cittadino prevede il restauro e la rifunzionalizzazione degli edifici esistenti – di fatto desolati da quando la stazione dei mezzi pubblici si è spostata in via Martiri della Libertà – in quattro architetture-manifesto con nuove destinazioni d’uso: spazi start-up, spazi co-working, sale polivalenti, una sala conferenze e una foresteria. Il gruppo di lavoro che opera in questo sito è costituito da Wau Architetti per la progettazione e la direzione artistica e da Dfg Ingegneria per la direzione lavori.

«Il polo sarà dedicato soprattutto alle imprese, ma in realtà ospiterà tutte quelle attività che possono accendere l’interesse per la città e garantirne lo sviluppo futuro», sottolinea il sindaco Matteo Pajola. «Per questo una delle nostre priorità sarà dialogare con l’Università di Padova per portare qui alcuni corsi universitari, penso a una Ingegneria ambientale ma anche a studenti di Archeologia o Storia: la nostra città è un laboratorio a cielo aperto per queste tematiche». Il parcheggio esistente sarà rivisto, ottimizzato nei flussi e nelle dotazioni di spazi verdi: si perderanno non più di 4-5 posti auto. «L’intervento si pone in maniera molto attenta e rispettosa delle caratteristiche morfologiche, ambientali e materiche in un’ottica di valorizzazione delle preesistenze», spiegano da Wau Architetti. Il che significa che sarà mantenuta l’archeologia industriale dello stabile, ma anche veri e propri pezzi di storia come il muro perimetrale del ’600, che scende di qualche metro, ricordo dell’antico brolo che sorgeva in quest’area.

Sarà mantenuto anche il celebre murale di Bordalo II, noto street artist portoghese, invitato in città nel 2015 in occasione di “Impatto 2.0”, evento internazionale di arte contemporanea. Le sue opere sono apprezzate in tutto il mondo, ma “L’Ourico” di Este (“riccio” in portoghese) versa da tempo in condizioni di degrado. 

Il riccio di Bordalo sulla parete dell'ex deposito in via San Girolamo
Il riccio di Bordalo sulla parete dell'ex deposito in via San Girolamo

 

 

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