Este, casa di comunità in ritardo: cantiere fermo per nuovi ritrovamenti archeologici
Problemi finanziari dell’impresa rallentano i lavori nell’area dell’ex pronto soccorso. Intanto dagli scavi emergono tracce tra età protostorica e romana. Si valuta un possibile subentro per non perdere i fondi

E mentre dal sottosuolo riemergono tracce di un passato antichissimo, il futuro della nuova Casa di comunità dell’ospedale di Este resta momentaneamente sospeso. Il cantiere di via San Fermo, avviato per realizzare una struttura sanitaria strategica per il territorio, registra infatti ritardi legati alle difficoltà finanziarie dell’azienda che si è aggiudicata l’appalto, tanto che è in corso una valutazione tecnica e amministrativa per un possibile subentro che consenta di sbloccare la situazione e garantire la prosecuzione dei lavori. Si spera comunque di proseguire con l’impresa vincitrice.
A rendere singolare la fase attuale del cantiere è quanto sta accadendo parallelamente sotto il piano di scavo. L’archeologa incaricata dalla Soprintendenza sta infatti seguendo le indagini preventive previste dalla normativa, documentando livelli abitativi riferibili a una fase di transizione tra l’età protostorica e quella romana. Al momento non sono emerse strutture murarie o elementi di particolare rilievo monumentale, ma la stratificazione conferma ancora una volta la rilevanza storica dell’area, già più volte interessata in passato da ritrovamenti legati all’antica Atheste.
Sul fronte dei lavori, invece, l’attenzione resta puntata sulle criticità dell’impresa appaltatrice, alle prese con problemi economici che hanno rallentato l’avanzamento dell’opera. Una situazione che ha imposto lo stop o il forte ridimensionamento delle attività in cantiere e che ora richiede una soluzione rapida per evitare ulteriori slittamenti rispetto al cronoprogramma. L’intervento, finanziato con risorse che sfiorano i 3 milioni di euro, è infatti considerato centrale nel disegno di riorganizzazione della sanità territoriale.
La Casa di comunità sorgerà nell’area dell’ex pronto soccorso dell’ospedale di Este, dismesso nel 2014 con il trasferimento delle attività di emergenza nel nuovo nosocomio di Schiavonia. Un luogo carico di memoria per la città, che negli ultimi mesi aveva visto un’accelerazione delle operazioni dopo lo smantellamento degli ultimi servizi ancora presenti, come il Cup e la guardia medica, temporaneamente ricollocata per consentire l’avanzamento del cantiere.
L’obiettivo del progetto resta quello di concentrare in un’unica struttura diversi servizi sanitari e sociosanitari, dai medici di medicina generale alla prevenzione, dalla telemedicina al supporto psicologico, rafforzando il presidio di prossimità per i cittadini. Proprio per questo i ritardi accumulati destano preoccupazione, anche se la volontà della stazione appaltante è quella di individuare al più presto una soluzione che permetta di riprendere i lavori senza compromettere l’opera nel suo complesso.
Nel frattempo, come già avvenuto in altre aree limitrofe all’ex ospedale, gli scavi continuano a restituire nuovi indizi sulla storia urbana di Este, ricordando come ogni intervento edilizio in città debba confrontarsi con un sottosuolo ricco di testimonianze. Un passato che riaffiora con discrezione, mentre il presente, almeno per ora, resta in attesa di poter ripartire per non perdere i fondi Pnrr. —
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