FdI Padova, crollano i tesseramenti: a breve arriva un nuovo commissario

Secondo i dati diffusi durante una riunione, persi poco meno di 1.500 iscritti. Bregantin: «Appena partita la campagna, avremo riscontri a fine mese»

Rocco Currado
Una manifestazione di Fratelli d’Italia nel Padovano
Una manifestazione di Fratelli d’Italia nel Padovano

Da circa 2.500 iscritti nel 2023 a un migliaio alla fine del 2025. Sarebbero questi – secondo diverse e autorevoli fonti interne al partito – i numeri del tesseramento di Fratelli d’Italia in provincia di Padova.

Una contrazione significativa, comunicata ai membri del coordinamento provinciale durante una riunione lo scorso 31 gennaio, e che apre interrogativi non solo sull’andamento della base militante, ma anche sugli equilibri interni al partito della premier Giorgia Meloni.

Il confronto è inevitabile: nel 2023, l’anno del congresso provinciale che consacrò la vittoria di Enoch Soranzo, gli iscritti erano circa 2.500. Oggi sarebbero meno della metà. Un calo che nel partito viene letto con due chiavi di interpretazione: da una parte la fisiologia delle dinamiche congressuali, dall’altra le tensioni politiche che attraversano i Fratelli a livello provinciale.

La responsabile del tesseramento Lisa Bregantin invita alla cautela: «Non ho al momento numeri definitivi da commentare. Intanto, la campagna 2026 è partita e cominceremo ad avere i primi riscontri da fine mese. Il lavoro dei presidenti di circolo resta fondamentale e molto attivo sul territorio. In questo momento siamo tutti impegnati nella campagna referendaria».

Nel partito, tuttavia, nessuno ignora il contesto in cui quei numeri sarebbero maturati. Nel 2023 si votava per il coordinatore provinciale e il regolamento interno consente la partecipazione al congresso solo agli iscritti in regola con il pagamento. Un meccanismo che aveva spinto tutti a una mobilitazione straordinaria sul tesseramento.

Quell’annualità, ammettono anche dirigenti locali, fu in parte “drogata” dalla competizione. Eppure la contrazione resta evidente, soprattutto se confrontata con il quadro nazionale. Nei sondaggi il partito della Sorella d’Italia continua a occupare stabilmente il primo posto nella classifica. A Padova – anche se l’equazione voti-tessere è tutt’altro che automatica – la curva del tesseramento sembra raccontare una storia diversa.

Ed è qui che emergono le frizioni tra le diverse anime del partito. Alcuni esponenti dell’area che fa riferimento al senatore Luca De Carlo attribuiscono il calo alla gestione della segreteria provinciale guidata fino a pochi mesi fa da Soranzo, sostenuto invece dalla corrente vicina all’eurodeputata Elena Donazzan e al ministro Adolfo Urso. Una critica che arriva dopo mesi di tensioni sotterranee e di rapporti tutt’altro che distesi.

Nel frattempo la federazione padovana è stata commissariata alla vigilia delle regionali d’autunno, proprio perché Soranzo era candidato.

A gestire la fase di transizione è stato chiamato il senatore ferrarese Alberto Balboni, commissario con un mandato esplicitamente temporaneo. «Non mi occupo di tesseramento», spiega, «ma una flessione è nell’ordine naturale delle cose». Può darsi, ipotizza Balboni, «che l’impegno per le regionali abbia sottratto tempo a questa attività, ma sono convinto che quest’anno recupereremo».

Il suo incarico, tuttavia, è destinato a scadere a brevissimo. Già dopo il referendum potrebbe aprirsi una nuova fase: tra le ipotesi più quotate c’è quella di un secondo commissario che accompagni il partito fino alle amministrative primaverili e poi al nuovo congresso provinciale. Verosimile pensare che possa essere il deputato veronese Ciro Maschio, che aveva già svolto un ruolo analogo nel 2022.

Per ora Balboni tiene a precisare il carattere del suo mandato. «Il mio è un compito di garanzia», evidenzia, «mi occupo soprattutto di questioni politiche: per le prossime comunali, a esempio, ho dato mandato al partito di lavorare per la compattezza della coalizione di centrodestra». 

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