Verso la nuova presidenza: il dibattito sul futuro della Fondazione Cariparo

Il 31 la scadenza della presentazione delle candidature. Quattro i candidati, due sembrano essere davanti agli altri

Claudio Malfitano
La sede di Fondazione Cariparo a palazzo Monte di Pietà
La sede di Fondazione Cariparo a palazzo Monte di Pietà

Si avvicina la data del 31 marzo, scadenza per la presentazione delle candidature per la futura presidenza della Fondazione Cariparo, il cui mandato durerà sei anni, dopo le ultime modifiche statutarie approvate. Per succedere a Gilberto Muraro sono in corsa ben quattro candidati, anche se due sembrano essere in vantaggio sugli altri.

Si tratta dell’ex rettore Rosario Rizzuto e del “Nobel dell’acqua” Andrea Rinaldi. In campo ci sono anche l’attuale vicepresidente Cesare Dosi e l’ex sindaca Giustina Destro. Per essere eletti servono almeno 14 voti tra i 20 componenti del consiglio generale.

Da Re: «La rivoluzione IA va cavalcata e chiede più fondi»

«La vera domanda è: quale visione di futuro vogliamo costruire per il Veneto?». È la riflessione di Dario Da Re, direttore Digital learning e multimedia del Bo, tra i creatori di “LucrezIA”, il sistema di intelligenza artificiale dell’ateneo patavino. Dopo gli anni drammatici dell’emigrazione, per Da Re, il Veneto ha vissuto la riscossa del “modello Nord Est”, «fondato su una tenacia instancabile», ma spesso carente di investimenti in ricerca e innovazione strutturale.

Dario Da Re
Dario Da Re

«Si tratta di un modello che oggi mostra tutte le sue fragilità». «I numeri sono drammatici: negli ultimi 15 anni centomila veneti hanno lasciato la regione, 60 mila sono giovani sotto i 34 anni. Ma questa volta l’emigrazione è diversa: partono laureati, spesso con dottorati, che non trovano qui un lavoro all’altezza delle loro competenze e ambizioni – sottolinea – I dati ci dicono che siamo la regione meno attrattiva lavorativamente di tutto il Nord. Questo è il vero segnale d’allarme».

«Non è questione di destra o sinistra, ma di visione – prosegue Da Re – Siamo nel pieno di una rivoluzione culturale e sociale: l’intelligenza artificiale sta entrando ovunque e, per la prima volta nella storia della tecnologia, colpisce le professioni intellettuali, stravolgendo paradigmi consolidati. Dobbiamo cavalcare questa rivoluzione, non subirla. Servono investimenti con uno o due zeri in più rispetto a quelli attuali. Non possiamo affidarci all’improvvisazione del “casolino” locale».

È necessario dialogare con i player internazionali del cloud e dell’intelligenza artificiale generativa che stanno investendo miliardi in Europa. Sono pronti a investire anche qui, ma servono condizioni chiare. È compito di chi governa garantire infrastrutture di base. Dobbiamo creare infrastrutture di intelligenza artificiale diffuse e accessibili. Lo stesso sforzo fatto per portare acqua, elettricità, internet nelle case. Questo genererà un indotto straordinario: nuove professionalità, startup innovative, centri di ricerca. Una trasformazione radicale del tessuto economico e sociale». 

Iobstraibizer: «Il confronto sia pubblico e inclusivo»

«Per la storia della Fondazione, per la sua pluriennale presenza sul territorio con innegabile responsabilità sociale, la nomina del nuovo Presidente potrebbe essere un’occasione di coerenza e di consolidamento dei legami tra l’istituzione e la comunità». Comincia dal ricordare la missione di Fondazione Cariparo, l’analisi dell’architetto Ivan Iobstraibizer. In particolare lo stralcio di statuto in cui si impone all’ente di «promuove la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile del territorio».

Ivan Iobstraibizer
Ivan Iobstraibizer

«Assistiamo inermi a un crescente e incontenibile distacco tra i “luoghi del potere” e la collettività, sebbene i primi siano preposti al bene dei secondi – prosegue Iobstraibizer – Una frattura illegittima, anche rispetto alla missione della Fondazione, che rischia di confondere l’ambita erogazione delle risorse in un copioso sussidio anziché in un concreto progetto condiviso di valori, servizi e innovazioni».

Sulla successione di Gilberto Muraro, l’architetto padovano è netto: «Non si limiti la scelta del nuovo presidente a un vecchio valzer degli addii, passi incerti di svogliate danze nei compiaciuti salotti sedentari – scrive Iobstraibizer – Possa invece, divenire un rinvigorito ballo di partecipate qualità e personalità per il nuovo corso della Fondazione. Un pubblico e inclusivo confronto caratterizzi il reale contesto di solari decisioni, idonee a far fronte alle contraddizioni e alle complessità di questi tempi. Tempi che acclamano servizi e processi di valorizzazione non solo economici, ma in grado di attivare un’economia della qualità diffusa delle relazioni e della vita di tutti i cittadini, caso per caso, momento per momento, luogo per luogo».

In sintesi, la richiesta è di rottura con il passato: «La futura nomina del nuovo presidente di Fondazione Cariparo, dia un virtuoso esempio ad altre istituzioni sempre più arroccate negli aridi meandri delle proprie certezze, vanamente consumate nel farsi dar retta». 

Zilio: «Serve più visione»

«Un cambio di passo nell’affrontare una società in cambiamento». È quello che chiede l’ex presidente della Camera di commercio Fernando Zilio, oggi esponente di Forza Italia. «Ho avuto sempre un gran rispetto per la Fondazione Cariparo e per i suoi presidenti. Quelli che si sono succeduti negli ultimi decenni sono stati presidenti di grande spessore e di grande esperienza – sottolinea nel suo ragionamento – Con l’avvicinarsi della scadenza del rinnovo è auspicabile venga nominata una personalità di alto profilo e terza rispetto alle logiche del sistema locale».

Fernando Zilio
Fernando Zilio

Il dibattito delle ultime settimane si è concentrato in particolare anche sulle cosiddette erogazioni a pioggia: «Ho un grande rispetto per il presidente Gilberto Muraro, ma non mi trovo d’accordo con lui. La “pioggia” non è un multiplicatore ma un vizio sistemico che danneggia alcuni e favorisce altri. Va riconosciuto il ruolo di motore di sviluppo della fondazione, tuttavia i tempi sono cambiati e certi meccanismi di sistema si stanno rivelando antisistema».

Il problema infatti resta l’incisività dell’azione della Fondazione – che trae le sue risorse dai dividendi e dalle azioni detenute e dagli interessi sugli investimenti – nel territorio e nella società in generale: « Padova è una città che nell’ultimo decennio si è occupata di gestire il quotidiano, tram a parte», osserva Zilio arrivando a parlare di «una Padova che ha perso o sta perdendo la governance di enti anch’essi motore di sviluppo e di occupazione nel territorio, mentre il mondo interno si proiettava e si proietta nel futuro». Per questo la Fondazione «potrebbe diventare uno spartiacque tra l’ordinario e il visionario, premiando progetti che creano un vero moltiplicatore – conclude Zilio – E per questo la scelta del nuovo presidente ci auspichiamo sia distante dalle logiche personalistiche e di sistema, ma sia fonte di un illimitata visione qualitativa in un territorio che sembra averla persa». —

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