Fondazione Cariparo, il Terzo Settore: «Serve una svolta, non solo fondi ma visione condivisa»
La portavoce del Forum del Terzo Settore Tiziana Boggian chiede co-programmazione e meno bandi competitivi: «Priorità casa, anziani e povertà educativa nel futuro di Cariparo»

«Un nuovo modo di lavorare insieme che parta dalla coprogettazione e dall’ambizione di avere una visione sistemica». Mentre Fondazione Cariparo attraversa la delicata fase del rinnovo della presidenza, Tiziana Boggian, portavoce del Forum del Terzo Settore (oltre che presidente di Confcooperative Padova), delinea una rotta che va oltre l’erogazione di contributi, puntando su programmazione condivisa, misurazione dell’impatto e nuove infrastrutture sociali.
Boggian, le fondazioni bancarie sono da sempre il polmone finanziario del sociale. Tuttavia, oggi potrebbe non bastare più il semplice supporto economico. Cosa serve davvero al territorio?
«Fondazione Cariparo svolge un ruolo insostituibile per il benessere della comunità, specialmente per le fasce fragili. Ma siamo in un momento delicato: la complessità del sistema di welfare, tra la costituzione degli Ats e la necessità di “mettere a terra” i livelli essenziali delle prestazioni, ci impone un cambio di passo. Non possiamo più limitarci a interventi frammentati. È il tempo di una visione ecosistemica, dove la Fondazione non sia solo un finanziatore, ma un soggetto che accompagna i territori nel rafforzamento delle reti. Dobbiamo ripensare logiche e ruoli: il Terzo Settore spesso supplisce alle carenze della pubblica amministrazione grazie alla sua flessibilità, ma questo sforzo va messo a sistema».
È in corso la rivoluzione del sociale: come si affronta?
«È importante in questa fase non lasciare soli i Comuni nell’infrastrutturare la programmazione degli interventi e servizi sociali in forma aggregata. L’assessorato regionale ha avviato un apprezzabile percorso di accompagnamento per facilitare l’infrastrutturazione degli Ats, coinvolgendo tutti i soggetti coinvolti tra cui il Terzo Settore e noi non faremo mancare il nostro impegno, cercando di fare sintesi rispetto alle molte istanze che provengono dalle diverse reti aderenti e territori, e ponendo attenzione a quel che va salvaguardato per la salute dei cittadini fragili».
Si parla spesso di passare da una logica competitiva, come quella dei bandi, a una collaborativa. In che modo la Fondazione può agevolare questo processo?
«Attraverso il metodo dell’amministrazione condivisa. La Fondazione può aiutarci ad allestire percorsi di co-progettazione e, ancora prima, di co-programmazione. Spesso si parla di finanziare i singoli progetti, ma è a monte che dobbiamo agire, pensando insieme alle politiche sociali. Passare dalla competizione tra enti per accaparrarsi un bando alla collaborazione per risolvere un problema comune è la vera sfida. Questo richiede bandi a medio-lungo termine: la continuità è fondamentale se vogliamo cambiare radicalmente le modalità di erogazione dei servizi».
Si discute spesso del rischio di finanziamenti a pioggia. Qual è la sua posizione?
«Più che contrastare i finanziamenti a pioggia, parlerei di co-costruire politiche con soggetti rappresentativi che abbiano competenze specifiche. Non dobbiamo disperdere le risorse, ma nemmeno dimenticare alcune realtà: le piccolissime associazioni vanno salvaguardate perché tengono vive le relazioni umane sui territori. Il punto è l’integrazione: risposte complesse richiedono infrastrutture sociali articolate. Dobbiamo seminare oggi per avere risultati tra tre o cinque anni».
Quali sono le emergenze prioritarie che la nuova presidenza di Cariparo si troverà sul tavolo?
«Il tema della casa è esplosivo: lo diciamo da due anni, è un’emergenza diffusa che riguarda ormai diverse fasce di popolazione. La casa non è solo un tetto, è un determinante sociale di salute. Poi c’è il contrasto alla dispersione scolastica e la garanzia del diritto allo studio contro la povertà educativa. Infine, la solitudine degli anziani, che richiede un investimento massiccio in prevenzione e nuovi stili di vita. Su questi temi, alla Fondazione non chiediamo di sostituirsi al pubblico, ma di agire come catalizzatore per raggiungere obiettivi condivisi».
Si parla sempre più spesso dell’economia sociale come pilastro dello sviluppo. Sta sfumando il confine tra profit e non-profit?
«L’economia sociale è un pilastro dello sviluppo economico e culturale del territorio. Se non c’è sviluppo economico, è difficile sostenere il welfare. Il Terzo Settore è un mondo di soggetti che non fanno dividendi, ma producono valore. La Fondazione potrebbe investire proprio nel miglioramento delle performance di questa “imprenditorialità sociale”. È una sfida che va affrontata con coraggio, trovando anche metriche sostenibili per misurare l’impatto reale di ciò che facciamo».
Qual è l’auspicio del Forum per il dopo-elezioni in Cariparo?
«Siamo ottimisti e pronti a lavorare. Una volta terminato il rinnovo della presidenza, chiederemo subito un incontro per continuare l’interlocuzione con il cda e il consiglio generale. Abbiamo già un dialogo forte con figure come Francesco Bicciato e vogliamo orientare le scelte future rispettando i ruoli di tutti, ma con un imperativo chiaro: non disperdere nessuna risorsa. È il momento di costruire una sorta di “Smart City” del sociale». —
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