Il calvario dopo l’intervento estetico: «Ragazze, amatevi così come siete»

Il racconto della padovana Annapaola Xodo: appena ventenne mi sono rifatta il seno e poi otto anni di sofferenza che nessuno capiva 

PADOVA. «Da qui inizia la mia rinascita». Tre scatti postati su Instagram. Lo sfondo rosa, a rappresentare la femminilità ma anche la forza interiore che una donna non deve mai perdere. Così Annapaola Xodo, padovana, 30 anni, inizia a raccontare quello che per lei è stato un vero e proprio calvario, durato ben 8 anni.

Le foto dei momenti più belli di una ragazza sorridente, con un viso dolce e un fisico statuario, lasciano spazio a immagini che parlano del dolore della malattia. Lasciano spazio ai lividi delle flebo, al volto a tratti gonfio e a tratti scavato, a un’eccessiva magrezza. Ma ora che è guarita, che finalmente è tornata a sorridere e che con tenacia sta affrontando la sua convalescenza, Annapaola ha deciso di parlare di quello che le è successo. Di ciò che per 8 anni non l’ha fatta vivere. E ha deciso di farlo sui social con uno scopo: «Voglio dire alle ragazze che devono amarsi per quello che sono e non farsi vincere dall’insicurezza. E parlare di una malattia che qui in Italia è ancora un tabù, la breast implant illness».



Annapaola era una ventenne come tante, se non più fortunata. «Avevo il mondo in mano, facevo la modella, stavo per laurearmi a Milano e avevo un fidanzato da diverso tempo». Poi le cose cambiano improvvisamente. Una delusione amorosa, lo sconforto, l’insicurezza di avere qualcosa che non va e la decisione di rifarsi il seno. È il 2010 quando si opera di mastoplastica additiva in una clinica padovana. Dopo appena 20 giorni dall’intervento comincia il calvario. «Avevo le gambe gonfie e bollenti». Sono seguiti il gonfiore alla bocca, alla mandibola, alla lingua, le intolleranze alimentari, un dimagrimento drastico, una pericardite acuta di origine infiammatoria con versamento miocardico e diversi shock anafilattici.



«Da giugno 2011 a giugno 2018 ho avuto quasi 70 ingressi al pronto soccorso e due ricoveri, ma i medici non capivano cosa avessi perché avevo tutti gli esami perfetti». Convinta del collegamento tra le protesi e la salute della figlia la mamma di Annapaola, madrelingua inglese, si è dedicata giorno e notte alla ricerca sui siti americani di cosa potesse trattarsi.

A pochi mesi dall’intervento mamma e figlia scoprono l’esistenza della breast implant illness. «Ho deciso di farmi immediatamente asportare le protesi, che essendo fatte di silicone e metalli pesanti avevano intossicato il mio corpo». E così è stato, solo che nell’intervento non è stata rimossa la capsula ma solamente le protesi. «Questo ha contribuito a intossicarmi ulteriormente e a peggiorare i miei sintomi, ma nessuno qui in Italia voleva operarmi per togliermi le capsule, anzi venivo presa per pazza». I sintomi si sono aggravati finché Annapaola, dopo 3 mesi a letto, in cui anche gli odori potevano provocarle shock anafilattico e in cui non poteva mangiare praticamente nulla, ha contattato su Instagram Crystal Harris Hefner, moglie del fondatore di Playboy, colpita anche lei della breast implant illness.

«Mi ha risposto subito e mi detto che l’unica mia speranza era farmi operare dalla dottoressa Feng, in Ohio, unica in grado di asportarmi anche le capsule». Il volo aereo, un altro shock anafilattico, l’arrivo in Ohio, l’operazione e la rinascita. E tutto con il sostegno della mamma e del marito. «Mi sono operata a giugno di quest’anno e qui è iniziata la mia rinascita. Sto bene, ho ricominciato a uscire, a mangiare, a fare yoga. Certo ho dei momenti in cui mi sento più stanca e prendo tre bloccanti dell’istamina al giorno ma ho ripreso finalmente a vivere. Il mio è stato un vero e proprio avvelenamento e ora che sto smaltendo la tossicità il mio obbiettivo è informare le donne su questa malattia sconosciuta in Italia e lanciare il messaggio di amarsi per come si è. Siamo una macchina perfetta, non va toccata». —


 

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