«Il digestato è un sottoprodotto»
TREBASELEGHE. La natura del digestato, ovvero di quanto resta dopo la produzione del biogas negli impianti come quelli attivi a Trebaseleghe e dintorni, sta facendo discutere ancora nelle ultime settimane. Un contributo giunge da questo intervento tecnico: «Il digestato derivante da un processo di digestione anaerobica di effluenti di allevamento e di residui di origine vegetale non è un rifiuto ma un sottoprodotto che può essere utilizzato come fertilizzante naturale, eliminando gli effetti inquinanti e le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione e uso dei concimi chimici. Il digestato, inoltra, migliora la fertilità del terreno in termini di contenuto di nutrienti e sostanza organica, senza alcuna conseguenza per l'ambiente o la salute dell'uomo. Non esiste alcun dubbio giuridico su questo», il Cib, Consorzio italiano biogas, che riunisce 400 imprese agricole e rappresenta la filiera della digestione anerobica in agricoltura, interviene a seguito delle dichiarazioni del deputato europeo Andrea Zanoni sul tema dell'uso del digestato in agricoltura.
«La legge non lascia equivoci» sostiene il Cib «Il digestato è un sottoprodotto in Italia, dove le norme sull'uso del digestato, introdotte dalla legge di conversione del Decreto Sviluppo del 2012, sono state addirittura ribadite da una sentenza del Tar dell'Umbria nel luglio del 2012. “Il digestato è un ammendante e quindi utilizzabile nei terreni agricoli come fertilizzante”, si legge nella sentenza. È così che viene gestito e promosso nei Paesi “green” più avanzati d'Europa: Germania, Svezia, Svizzera. Come si legge nella stessa risposta del commissario UE all'interrogazione dell'on. Andrea Zanoni, anche il diritto comunitario sarà più chiaro non appena il Centro comune di ricerca elaborerà uno specifico regolamento. Il ritardo o l'esistenza di un vuoto normativo a livello europeo non può certo giustificare un arretramento da parte di quei Paesi che sono più avanzati nel campo delle energie alternative legate al biogas, in una prospettiva di riduzione della dipendenza dalle fonti fossili, che è un obiettivo prioritario della stessa Europa».
La questione si è riproposta dopo la comparsa di capi colpiti da botulino in alcune stalle. «L'uso del digestato sui terreni agricoli non ha conseguenze per l'uomo, anzi il processo di digestione anerobica che si sviluppa in un impianto a biogas contribuisce a diminuire la quantità di batteri patogeni normalmente presenti nelle deiezioni animali» sostiene il Cib «Gli studi condotti a livello europeo che lo confermano sono molteplici: nel 2011 l'Università di Medicina Veterinaria di Hannover, sotto la direzione del professor Gerhard Breves, ha rilevato che in nessuno dei campioni di digestato utilizzati è stato identificato Clostridium botulinum, produttore di neurotossine. I risultati sono stati confermati anche dal dipartimento di batteriologia del National Veterinary Institute di Upsala in Svezia da un'analisi condotta dalla professoressa Bagge e da uno studio condotto dalla Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) dal quale emerge che “la qualità del digestato prodotto da impianti a biogas non può essere peggiore di quella dei substrati in ingresso”. In Italia i professori Pier Sandro Cocconcelli e Fabrizio Cappa, rispettivamente dell'Istituto di microbiologia CRB della facoltà di Cremona e Piacenza e dell'Università Cattolica di Milano, hanno confermato che il biogas è una soluzione al problema, non la causa: “I digestori anaerobici per la produzione di biogas sono uno strumento per la riduzione della carica microbica di batteri patogeni presenti in natura nei reflui zootecnici”, si legge nel loro studio».
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








