Il paziente dimesso morì poche ore dopo Assolto il medico

LA CASA DI CURA Prosciolto un medico del pronto soccorso
ABANO TERME.
Tre anni d'indagine con doppie consulenze tecniche e due opposizioni alla richiesta di archiviazione. Alla fine incubo finito per un medico del pronto soccorso della Casa di cura aponense, V.A., 38 anni di Padova (difeso dall'avvocato Massimo Malipiero), che era stato indagato per la morte di un paziente.
La notte del 10 ottobre 2007 Luigi Verzella, 57 anni, imprenditore livornese in vacanza ad Abano, si presenta verso le 2,15 al pronto soccorso della Casa di cura, lamentando dolori addominali e disturbi allo stomaco. Il medico di turno, V.A., lo visita e sottopone ad alcuni accertamenti diagnosticando una gastrite. All'alba l'uomo viene dimesso e rientra all'hotel Regina. Tornato in camera, si mette a letto: intorno alle 11 del mattino, però, Verzella viene trovato morto nel suo letto. L'autopsia rivela una lesione ischemica al miocardio, in pratica un infarto. Immediata la presentazione in procura di una denuncia da parte dei familiari, finita sul tavolo del pm Sergio Dini che affida una consulenza tecnica al medico legale Silvano Zancaner. Quest'ultimo non ravvisa profili di colpa a carico di V.A., rilevando come non ci fossero elementi sufficienti per affermare la presenza di tracce di ischemia durante l'accesso di Verzella al pronto soccorso. A questo punto il pm chiede l'archiviazione, stoppata dall'opposizione dei parenti della vittima che reclamano approfondimenti sul comportamento del sanitario. Il gip accoglie la richiesta e il pm ordina un'altra consulenza tecnica al medico legale Mirella Libero. Il rapporto dell'esperta sottolinea come una diversa condotta del medico non avrebbe evitato il decesso. E poi alle nuove eccezioni della famiglia, la dottoressa Libero replica sostenendo che «l'infarto miocardico presentava caratteristiche tali da non poter essere diagnosticato». Alla fine il gip Lara Fortuna archivia il procedimento, concludendo che nell'operato del medico non sono state rintracciate condotte colpose come l'omessa diagnosi o adozione d'interventi salvavita. La morte era inevitabile.
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