Due incendi a Onara in ventiquattro ore: è giallo nella palude

I pappi dei pioppi hanno favorito innesco e poi fiamme. Un episodio potrebbe essere di natura dolosa, si indaga

Silvia Bergamin
I vigili del fuoco impegnati nella messa in sicurezza di un albero
I vigili del fuoco impegnati nella messa in sicurezza di un albero

Due incendi in due giorni alla palude di Onara: un campanello d’allarme difficile da sottovalutare in un angolo di natura straordinaria, un paradiso di biodiversità finito nel mirino – forse – dei vandali: i due roghi si sono scatenati venerdì e sabato e hanno imposto l’intervento dei vigili del fuoco, al momento non è stata esclusa la natura dolosa.

A essere colpito è stato uno dei siti più preziosi dell’intera pianura veneta, che si è trovato per due volte nel giro di 24 ore a fare i conti con le fiamme. Il primo episodio si è verificato il primo maggio. Secondo una prima ricostruzione, la causa potrebbe essere stata una disattenzione: in questo periodo dell’anno il parco è letteralmente ricoperto dai pappi dei pioppi, quella lanuggine bianca di cellulosa che aleggia leggera nell’aria e si deposita ovunque, sui prati umidi come sulle passerelle in legno.

Altamente infiammabili, i pappi avrebbero favorito il rapido innesco e la propagazione delle fiamme. Quale potrebbe essere stata la miccia? Un mozzicone di sigaretta? Un gioco con un fiammifero o un accendino finito male? Sta di fatto che decisivo è stato il pronto intervento dei volontari del comitato parco palude di Onara, che hanno agito immediatamente con gli estintori, seguiti dai pompieri, prontamente allertati, che hanno messo in sicurezza l’area.

Il secondo incendio è invece divampato sabato, nella zona del campo di tiro con l’arco. Anche in questo caso i volontari del parco sono intervenuti per primi, contenendo le fiamme prima dell’arrivo della squadra del 115. Ma stavolta il quadro si fa più preoccupante: secondo una prima valutazione dei pompieri, l’origine delle fiamme potrebbe essere dolosa. Il motivo è tecnico ma inequivocabile: i pappi, da soli, non prendono fuoco spontaneamente, e per innescarsi hanno bisogno di una fonte di calore o di una fiamma diretta.

Il comitato parco non nasconde lo sconcerto e la preoccupazione: «Dispiace che succedano queste cose in un ambiente come il nostro parco», hanno dichiarato i responsabili dell’associazione, che dal 2000 gestisce per conto del Comune di Tombolo un vero e proprio scrigno di biodiversità. «Speriamo non succeda più», aggiungono, con un appello che suona insieme come un auspicio e un avvertimento. In gioco c’è un ecosistema fragile, unico nel suo genere, che ha resistito alle cementificazioni degli anni sessanta e settanta e che oggi accoglie ogni anno migliaia di visitatori lungo i percorsi su passerelle e viottoli tra canneti, boschi igrofili e prati torbosi.

Il parco della Palude è un’area protetta di circa 120 ettari dove le polle di risorgiva alimentano un microclima unico e ospitano specie vegetali che sono veri e propri relitti glaciali: orchidee di palude, elleborine, erioforo, sigillo di Salomone. Per queste ragioni è un sito di importanza comunitaria e viene classificato come zona di protezione speciale dall’Unione Europea, rifugio per aironi cenerini, martin pescatori, falchi di palude, rane di Lataste e tritoni. 

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