La tragedia di Arsego: «Vogliamo tutta la verità sulla fine di nostro figlio»

Lo strazio dei genitori di Riccardo Tiso: «Troppe versioni diverse dell’incidente». Pellegrinaggio di amici e compagni di squadra nella casa di famiglia a Curtarolo
MALALGOLI INCIDENTE MORTALE ARSEGO SAN GIORGIO DELLE PERTICHE
MALALGOLI INCIDENTE MORTALE ARSEGO SAN GIORGIO DELLE PERTICHE

CURTAROLO. «Confidiamo che sia fatta chiarezza sulla dinamica dell’incidente in cui è morto nostro figlio». Lo chiedono i genitori di Riccardo Tiso, il giovane perito informatico morto sabato sera in via Piovego ad Arsego mentre rincasava in sella alla sua moto Kawasaki. «Abbiamo sentito diverse versioni sull’accaduto da parte di coloro che sono accorsi nel sentire l’incidente», dichiara Fabiola Tosato, la madre della vittima, «e pare che anche gli inquirenti che stanno seguendo il caso nutrano delle perplessità e vogliono approfondire prima del nulla osta alla sepoltura».

In pratica, c’è chi afferma che Riccardo e il ventenne rumeno siano partiti assieme allo scattare del semaforo verde, chi dice che la moto di Riccardo si trovasse davanti alla C4 del ventenne, chi invece afferma che Riccardo fosse in fase di sorpasso, infine chi ipotizza che l’automobilista rumeno si sia spostato un po’ troppo verso il centro della carreggiata o quanto meno fosse distratto dalla ragazza che aveva accanto.

«L’unica cosa certa è che non si tratta di scontro frontale», dice ancora la madre. Moto e vettura, è stato accertato, viaggiavano entrambe nello stesso senso di marcia, cioè verso Curtarolo. È credibile la versione fornita dalla controparte, che vede la moto impennarsi e sbandare fino a schiantarsi sul fronte opposto a causa del contatto fra i due specchietti retrovisori? Ciò avvalorerebbe la tesi del sorpasso da parte della Kawasaki.

«Mio figlio era solitamente prudente», spiega Fabiola Tosato, «e ci teneva a quella moto, se l’era pagata con i suoi risparmi. Ho forti dubbi su ciò che afferma l’automobilista, e che non provi a presentarsi qui, perché non so come potrei reagire».

Fabio Tosato, lo zio di Riccardo, guarda e riguarda sul computer portatile le foto pubblicate dal mattino sul proprio sito internet. Su una si vede con chiarezza lo specchietto della Citröen del ventenne rumeno infranto e sotto una strisciata lungo tutta la fiancata della vettura. Un contatto fra i due mezzi ci sarebbe effettivamente stato, ma perché?

C’entra la velocità o nessuno dei due voleva cedere il passo all’altro? «Non c’è dubbio che l’incidente va chiarito», aggiunge Tosato, «ci sono troppi particolari che non quadrano. Purtroppo quella strada è stregata. I due ragazzi morti su quel rettilineo non sono gli unici ad averci rimesso la vita. Ricordo che circa 30 anni fa, proprio lì morì, una bambina di sette anni. Stava attraversando la strada insieme alla mamma, quando venne falciata da una vettura».

Ma questa è la settimana del dolore. La settimana in cui tutte le energie sono rivolte al ricordo di Riccardo. Il fratello minore Federico cerca nel profilo del fratello le foto più belle. «Riccardo era vanitoso, ci teneva alla sua immagine», ricorda la mamma con commozione, «ed era una bella persona. Erano tante le ragazze che gli giravano attorno. Amava il calcio, non certo la moto, che ha comperato per non sentirsi inferiore davanti agli amici della compagnia. Per seguirlo nella sua passione abbiamo fatto tanta strada». Al papà Renzo piace ricordare tutte le squadre di cui il suo ragazzo ha indossato con fierezza la maglia: «Cittadella, Rossano e Rosà nel settore giovanile, poi Vigontina, Campodarsego, Pertichese, Villanova e ora Villafranca. In tanti ci hanno telefonato o sono venuti a trovarci». La famiglia Tiso ha aperto la porta di casa a tutti, nonostante il grande dolore che sta vivendo.

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