L’ippodromo Padovanelle rischia di nuovo la chiusura

Tempi molto stretti per rendere esecutivo il bando di gara per la gestione futura dell’ippodromo. Si cerca di evitare un nuovo stop
BARSOTTI - RIAPERTURA IPPODROMO PADOVANELLE
BARSOTTI - RIAPERTURA IPPODROMO PADOVANELLE

PONTE DI BRENTA. L’ippodromo di Ponte di Brenta rischia di nuovo la chiusura. Dal 6 novembre il commissario della Fondazione Breda, il trevigiano Fabio Pasquale Crea, ha terminato, dopo circa due anni, il suo mandato assegnatogli dalla Regione. Pertanto, visto che la gestione dell’ippodromo da parte del gruppo Coppiello, già in prorogatio, scadrà il 30 novembre, diventano sempre più stretti i tempi entro i quali nei quali potrà essere reso esecutivo il bando di gara per la gestione futura dell’ippodromo.

In pratica, nel momento in cui il primo dicembre dovrebbero uscire di scena Daniele e Paolo Coppiello, l’ippodromo più antico d’Italia (aperto nel 1905 dal senatore Vincenzo Stefano Breda, fondatore anche delle acciaierie di Terni) potrebbe anche non riaprire più per mancanza di un nuovo gestore, da individuare fra i tre nomi delle società che hanno presentato le domande entro l’otto settembre. Ossia tra il gruppo Biasuzzi, di Treviso, dalla cordata veneto-romagnola, formata da Talpo, Folli e De Rossi e dallo stesso Gruppo Coppiello.

D’altronde, l’aggiudicazione della gara, bandita dalla Regione, poteva benissimo essere stata già effettuata se, nel frattempo, non fosse stata bloccata, per tre volte consecutive, la formazione della commissione giudicatrice per responsabilità non certo dell’avvocato Crea, ma che va addebitata ad attriti politici all’interno di alcuni settori amministrativi della Regione dopo che l’ex assessore ai servizi sociali, Remo Sernagiotto, eletto al Parlamento Europeo, ha ceduto il posto al veronese Davide Bendinelli.

«A questo punto, la situazione che si va creando alla Fondazione Breda, sulla quale pesano ancora oggi debiti per trenta milioni dopo il crack finanziario di sei anni fa, è diventata più pesante ed insostenibile, se non vengono presi in tempo i provvedimenti politici che servono per raddrizzare la situazione», dice Antonio Foresta, consigliere comunale di maggioranza. «Quello che dice l’avvocato Crea è la pura verità. Dopo l’uscita di scena da parte di Franco Grassetto, l’ippodromo rischia di nuovo la chiusura. All’orizzonte niente più corse dei cavalli e, cosa ancora più grave, perdita del posto di lavoro per le quaranta persone che sono occupate nei vari settori funzionali dello storico impianto di Ponte di Brenta, dove, anni addietro, hanno trionfato anche i campionissimi Tornese, Varenne e Top Hannover». (f.pad.)

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