Assessore finisce a giudizio: c’è una presunta firma falsa

Loris Pasinato, assessore al Bilancio di Tombolo, nei guai per un atto nella sua attività di commercialista. Il processo fissato per il prossimo 27 ottobre. Con lui è imputato Rodolfo Marchetto, amministratore dell’azienda B.T.B. elettroidraulica

Carlo Bellotto
Loris Pasinato, commercialista e assessore a Tombolo
Loris Pasinato, commercialista e assessore a Tombolo

Rodolfo Marchetto, 75 anni, residente a Lendinara, e Loris Pasinato, 56 anni, residente a Tombolo (e assessore al Bilancio dello stesso Comune), risultano imputati davanti al Tribunale di Padova per falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale, in una vicenda che ruota attorno alla presunta formazione e successivo utilizzo di un documento informatico ritenuto falso, dal valore complessivo di circa 326.000 euro. Si va a processo il 27 ottobre prossimo.

L’indagine è stata condotta dal pubblico ministero Bendetto Roberti. Secondo l’impostazione accusatoria, Pasinato, commercialista e soggetto incaricato delle attività di identificazione e registrazione per il rilascio della firma digitale in qualità di Registration Authority Operator (RAO) per conto di Namirial S.p.A., avrebbe attestato falsamente che la persona offesa avesse richiesto l’emissione di un dispositivo di firma digitale, nell’ambito delle procedure previste per l’attivazione dell’identità digitale. In realtà, tale richiesta non sarebbe mai stata avanzata né sottoscritta dal diretto interessato, circostanza che costituirebbe il presupposto dell’irregolare attivazione del dispositivo di firma.

Il sistema di firma digitale così ottenuto sarebbe stato poi utilizzato per la predisposizione di un documento denominato “riconoscimento di debito ai sensi dell’art. 1988 c.c.”, datato 6 febbraio 2024, nel quale veniva indicato un debito complessivo di circa 314.000 euro nei confronti della società Acquacontrolli S.r.l.

Tale atto, secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato successivamente impiegato da Rodolfo Marchetto, nella sua qualità di amministratore della società, per promuovere un ricorso per decreto ingiuntivo dinanzi al Tribunale di Venezia – sezione specializzata in materia di impresa. Sulla base di tale documentazione, il giudice avrebbe emesso un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo per un importo complessivo di circa 326.000 euro, poi notificato alla persona offesa unitamente ad atto di precetto, con conseguente avvio della procedura esecutiva.

La vicenda ha quindi generato anche un autonomo contenzioso civile di opposizione al decreto ingiuntivo, nel quale viene contestata la validità del riconoscimento di debito e, in particolare, l’autenticità della firma digitale apposta sul documento, ritenuta non riconducibile alla volontà della persona offesa. Nell’ambito del procedimento è stata inoltre acquisita una consulenza grafologica, la quale, nei limiti derivanti dall’esame di copie fotostatiche, ha evidenziato come le firme analizzate non risultino compatibili con la mano grafica della persona offesa, formulando tale conclusione in via preliminare e con riserva di ulteriori verifiche sugli originali. Ora gli imputati potranno difendersi dalle accuse.

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