Manette ai protagonisti della movida

MONTAGNANA. C’era l’insegnante di scuola superiore che organizzava gli incontri, c’erano i ragazzini in scooter e i professionisti tra i 30 e i 40 anni. Il comune interesse? La cocaina. L’ambientazione? La luce soffusa dei locali più alla moda del centro storico. Insomma, nell’indagine dei carabinieri di Este e Montagnana sono finiti i protagonisti della movida notturna della città murata. Sniffavano, bevevano e fumavano ad un ritmo vertiginoso. In soli tre mesi estivi gli investigatori dell’Arma hanno documentato 1.400 cessioni di droga, per un totale di circa 28 chili di hashish e due chili e mezzo di cocaina. Un divertimento “seriale” intercettato e codificato. Come le frasi che utilizzavano spacciatori e acquirenti nelle conversazioni telefoniche. «Ti do uno schiaffo» significava «Ti sto portando 5 grammi di cocaina».
L’indagine
L’attività è stata interamente condotta dai militari della stazione di Montagnana, coordinati dal loro nuovo comandante, il maresciallo Paolo Barison. Con un’indagine “alla vecchia maniera” osservando luoghi, persone e circostanze, gli uomini dell’Arma della città murata sono riusciti a intercettare un giro di droga sull’asse Montagnana-Verona. I primi tre arresti risalgono allo scorso mese di agosto ma da quei primi 30 grammi di cocaina, grazie anche ai riscontri tecnici, è stato ricostruito l’intero sistema. Un sistema che non si basava su un’organizzazione vera e propria. Non c’era una scala gerarchica, non c’erano “caporali” e “galoppini”. Semplicemente M’barek El Kassasse procurava la cocaina dal Veronese e approvvigionava un nucleo forte di immigrati nordafricani che poi si preoccupavano di farla arrivare ai consumatori più assidui. Quasi uno spaccio a dimensione paesana: il ritrovo sotto i portici, cento euro per un grammo di neve e arrivederci alla prossima serata. Nei mesi di giugno, luglio e agosto 2012 accadeva quasi ogni sera, con ben 1.400 cessioni in un solo trimestre.
Locali alla moda
I punti di ritrovo, ovviamente, erano i locali più alla moda della città murata: il BarFly di galleria Matteotti e lo Spice di via Carrarese. I locali e i loro gestori non hanno nulla a che vedere con il traffico di droga ma sabato sera, a fine dell’attività investigativa, la musica è stata interrotta e hanno preso il via le perquisizioni. All’interno non è stata trovata droga ma l’accertamento era un atto dovuto vista la frequenza con cui il nome dei locali compariva nelle intercettazioni telefoniche.
L’insegnante
L’unica donna arrestata (ora si trova ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta è Nicoletta Foscarin, giovane insegnante all’istituto alberghiero “Jacopo da Montagnana”. La ventinovenne, precaria, insegna “Accoglienza turistica” come supplente. Anche se viene facile pensare che abbia in qualche modo approfittato del suo ruolo per avvicinare i ragazzini, la circostanza non trova riscontro nell’ordinanza di custodia cautelare. Quel che è certo, è che aveva un rapporto particolarmente stretto con l’unico arrestato non nordafricano: l’albanese Anxhelo Peqini. Secondo quanto accertato dai carabinieri i due, in più di qualche occasione, hanno collaborato nella compravendita di cocaina.
I numeri dell’operazione
I carabinieri della stazione di Montagnana e del nucleo operativo di Este, sotto la direzione del capitano Cristian Arvoti, hanno eseguito in tutto 11 ordinanze di custodia cautelare a coronamento dell’indagine avviata a marzo 2012 e coordinata dal pubblico ministero Sergio Dini. Oltre agli arresti i militari hanno effettuato una ventina di perquisizioni in abitazioni e locali pubblici, sequestrando droga, materiale per confezionare le dosi, telefoni cellulari e denaro. Tre delle undici persone colpite dai provvedimenti però sono attualmente irreperibili. L’operazione ha portato anche alla denuncia di 18 persone, tra cui sette italiani tutti di Montagnana. Inoltre, al termine dell’attività, sono stati segnalati alla prefettura ben 50 consumatori di droga.
Le intercettazioni telefoniche
Per rendere più agevoli le conversazioni, convinti di non farsi comprendere da eventuali investigatori, avevano coniato una serie di modi di dire. «Dammi una mano» significava «Portami 5 grammi di cocaina»; «Voglio bere una bottiglia» voleva dire «Voglio un grammo di cocaina». La droga da sniffare veniva chiamata anche bottiglia, granello, caffé. C’era addirittura chi diceva «Dammi uno schiaffo» per indicare la dose da 5 grammi. Il massimo della fantasia l’hanno raggiunto con l’Lsd, che in codice veniva chiamata “Spettacolo per Avatar”.
Soddisfazione del colonnello
Grande la soddisfazione del comandante provinciale, il colonnello Renato Chicoli: «Abbiamo dato una risposta ben precisa a questa zona solitamente tranquilla della Bassa padovana. I carabinieri di Montagnana e i colleghi di Este hanno ricostruito lo spaccio di droga in città sgominando l’intera rete. È un risultato importante perché sono riusciti a intercettare e a mettere fine ad un trend. Era importante dare un segnale a tutti: ai cittadini, alle istituzioni del paese e anche a questi giovani».
@enricoferro1
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