Mella, la famiglia che sfida le multinazionali del tabacco

Il fondatore Guido Mella, dopo sette mesi da classificatore, viene assunto nel settore appena ventenne: oggi il gruppo possiede 1.600 ettari di terreni per soia, colza e pomodori. Lunedì 19 ottobre al Pedrocchi sarà tra le aziende premiate all’evento del Mattino “Una famiglia una impresa”

Arianna Salvatori
Lo stabilimento di trasformazione di tabacco a Città di Castello in Umbria
Lo stabilimento di trasformazione di tabacco a Città di Castello in Umbria

Nel 2003, quando Guido Mella decide di acquistare una storica azienda di lavorazione del tabacco a San Giorgio delle Pertiche, si dimentica di un particolare: avvisare la moglie. O meglio, sceglie di farle una sorpresa. Un mese dopo l’acquisizione, una domenica, la porta davanti alla nuova proprietà, che precedentemente apparteneva a Sergio Carnaroli.

«Abbiamo fatto due giri attorno all’azienda. A un certo punto mi ha detto: “Bello questo posto”. Le ho chiesto: “Ti piace?”. E lei: “Sì, mi piace”». A quel punto Mella tira fuori le chiavi e apre il cancello. «Mi ha chiesto come mai avessi le chiavi. Le ho risposto: “Guarda che questo è nostro. Ad agosto veniamo a vivere qui”». La reazione della moglie è immediata: «Sei matto?».

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È così che comincia un nuovo capitolo nella storia imprenditoriale di Mella, oggi alla guida di un gruppo agricolo e industriale da circa 65 milioni di euro di fatturato. «Mia moglie mi ha sempre seguito. Per me è stato molto importante», racconta. Ma per capire come sia arrivato a quell'acquisto bisogna tornare indietro, a quando di anni ne aveva appena 22.

La nascita dell’azienda

Cresciuto in una famiglia di agricoltori, dopo il servizio militare sceglie di costruirsi una strada autonoma. L’occasione arriva con un corso biennale per classificatori internazionali di tabacco organizzato a Caserta da Universal Leaf, multinazionale americana del settore. I partecipanti sono cinquanta. Per mantenersi, di giorno studia e di notte carica e scarica camion di tabacco al porto di Napoli.

La selezione è rigorosa: nei primi tre mesi metà degli iscritti abbandona. Dopo sette mesi convocano anche lui. «Mi hanno detto: “Oggi per te finisce il corso”». Guido Mella a quel punto è convinto di essere stato escluso. «La cosa che mi dispiaceva di più era tornare a casa a mani vuote», racconta. Invece il presidente della società lo interrompe: «Per te finisce il corso perché domani mattina ti assumo».

Gli affidano gli acquisti di tabacco, un incarico di grande responsabilità per un ragazzo così giovane. Prima di congedarlo, il presidente gli chiede perché non abbia domandato nulla sulla retribuzione. «Fino a oggi non ho preso niente. Posso soltanto migliorare», risponde. Resta in azienda per cinque o sei anni, poi decide di mettersi in proprio, portando con sé l’esperienza maturata e soprattutto una rete di rapporti con produttori e clienti.

Prima lavora come libero professionista e gestisce delle aziende agricole, poi arriva la svolta del 2003. Viene a sapere che è in vendita un centro di raccolta e lavorazione del tabacco e decide di rilevarlo, nonostante le difficoltà incontrate nelle trattative con gli interlocutori bancari. «Era mia intenzione rilevarla a cancelli chiusi, compresi tutti i dipendenti, e portare avanti l’attività, non chiuderla», ricorda. Nasce così la società Mella.

Il sito produttivo

Sono anni in cui il tabacco italiano vive soprattutto grazie agli aiuti comunitari. «La Comunità europea riconosceva premi ai coltivatori che arrivavano a rappresentare circa l’80% dei loro ricavi», spiega Mella. Un sistema che l’imprenditore comprende essere destinato a cambiare e sul quale sceglie di non scommettere il proprio futuro.

Comincia quindi a costruire relazioni commerciali fuori dall’Italia: «Mi sono spostato completamente all’estero. È stata la mia fortuna», afferma. La strategia permette all’azienda di affrontare la contrazione del settore, che nel frattempo mette fuori gioco quasi tutti trasformatori italiani, lasciando il mercato in mano alle grandi multinazionali.

Nel 2008 arriva una seconda acquisizione: uno stabilimento a Città di Castello, in Umbria, rilevato da una famiglia che in passato era stata socia di Universal Leaf. Anche in quel caso, l’azienda viene rilevata a cancelli chiusi, mantenendo tutti i dipendenti. Per un periodo i siti produttivi sono due. Poi, per contenere i costi, l’imprenditore concentra tutte le attività di trasformazione in quello umbro.

Il prodotto di punta

Oggi da questo stabilimento passano mediamente 10 mila tonnellate di tabacco l’anno, acquistate soprattutto in Spagna, Francia e Polonia. Il prodotto di punta è il tabacco destinato alla shisha, la miscela per narghilè, di cui l’azienda è tra i più grandi trasformatori. Quasi tutta la produzione viene esportata, in particolare verso Emirati Arabi, Giordania e Indonesia.

Il fondatore Guido Mella
Il fondatore Guido Mella

Intanto il gruppo cresce anche fuori dal tabacco, attraverso nuove società e acquisizioni agricole. Oggi coltiva complessivamente 1.600 ettari, metà a biologico e metà con metodi convenzionali, nelle province di Verona, Ferrara e Bologna. Tra le produzioni ci sono soia bianca destinata alle bevande vegetali, colza esportata in Cina, pomodoro biologico e tabacco. Nel 2017 acquista da Romanin Jacur altri 300 ettari nel veronese.

Sceglie di distribuire i terreni in zone diverse del Nord Italia principalmente per rispondere a una preoccupazione crescente: il cambiamento climatico. L’agricoltura si fa a cielo aperto: «Un evento estremo può compromettere un raccolto», osserva, «mentre tenere le produzioni a distanza consente di ridurre il rischio e rispettare gli impegni con i clienti».

«Il merito è di tutta la famiglia»

Quello che Guido Mella definisce «il risultato più grande» della sua vita, però, è l’ingresso dei figli in azienda. Federico e Lorenzo oggi hanno rispettivamente 29 e 25 anni. Il primo è entrato in azienda a soli vent’anni e oggi segue autonomamente le vendite, il secondo ha deciso di seguire le orme del fratello e oggi si occupa degli acquisti e della gestione finanziaria.

«Ora ho iniziato il lavoro più difficile della mia vita: il cambio generazionale», spiega l’imprenditore. Guido Mella vuole trasferire l’azienda nelle mani dei figli quando ancora è in grado di affiancarli e seguirli con tutte le sue energie. Al momento, tutto sta procedendo per il meglio: «È la mia soddisfazione più grande e il risultato di cui vado più orgoglioso», sottolinea. «Ci ho lavorato molto, ma il merito è di tutta la famiglia. Di mia moglie, che mi ha sempre sostenuto, e dei miei figli, che hanno capito quanto sia importante essere umili, attenti e rispettosi».

 

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