«Auto di servizio per uso privato»: l’ex prefetto Messina a processo
La decisione della gup Alcaro per l’ex prefetto di Padova Francesco Messina, indagato per indebito utilizzo degli agenti e peculato d’uso. Nel mirino 53 viaggi con l’auto di servizio per scopi personali tra cui raggiungere la palestra e il circuito di Formula 1 a Monza

Sarà processato l’ex prefetto di Padova Francesco Messina, 64 anni, finito sul banco degli imputati con l’accusa di indebito utilizzo degli agenti nonché di peculato d’uso per 53 episodi relativi a un (presunto) uso illegittimo, per interessi personali, della macchina di servizio e dei relativi autisti, talvolta chiamati anche quando erano in riposo per scopi «non di servizio, con relativi costi a carico del Ministero dell’Interno per costi di carburante, pedaggio autostradale, indennità ordinarie e straordinarie e spese degli autisti».
Un danno erariale che era stato quantificato in 6mila e 600 euro segnalato alla Corte dei Conti ma già integralmente risarcito dall’alto funzionario dello Stato.
Prima udienza il 10 giugno davanti al tribunale collegiale di Padova.

Lo ha deciso il gup Laura Alcaro, chiamata giovedì 22 gennaio a pronunciarsi sul rinvio a giudizio reclamato dal pubblico ministero Benedetto Roberti che aveva coordinato l'inchiesta, mentre la difesa (il professor Alberto Berardi) aveva insistito per il pieno e immediato proscioglimento di Messina, sempre presente in aula.
Le contestazioni riguardavano le Audi in uso all’ufficio, che sono munite di Telepass e, quanto al loro impiego, vengono periodicamente sottoposte a controllo da parte dell’Ufficio amministrativo della questura. Il 17 luglio 2023 Messina si sarebbe fatto accompagnare con l’auto di servizio a Roma (sede del precedente incarico) per trasferire alcuni scatoloni a Padova in occasione del trasloco. Un viaggio replicato almeno un paio di volte. Per almeno due mesi dal suo arrivo avrebbe raggiunto nei fine settimana la compagna, all’epoca questore di Savona oggi a Treviso. Nell’agosto 2023 Messina avrebbe richiamato due autisti dalle ferie ordinando loro di andare a Milano per recuperare la sua Audi Q5 per il tagliando nell’officina Scarabel di Padova. Messina aveva spiegato al giudice che un prefetto è in servizio 24 ore su 24, e quindi ha sempre bisogno che l’auto di servizio sia a propria disposizione.
Un aspetto rilevato anche dal legale durante l’arringa. E che dire per la contestazione dell’utilizzo privato dell’auto blu per frequentare la palestra e nel fine settimana per rientrare nella residenza di Milano? C’era l’esigenza di tutelare da parte di Messina la propria incolumità. Lo stesso sarebbe avvenuto quando aveva deciso di farsi accompagnare con l’auto di servizio a Roma per trasferire alcuni scatoloni a Padova in occasione del trasloco. E così quando sarebbe andato a Monza per il Gran Premio di Formula 1 insieme alla compagna come durante gli interventi nelle scuole in varie regioni per parlare di legalità. E i due viaggi nella sartoria Porfidia di Marcianise, nel Casertano? L’utilizzo dell’auto di servizio sarebbe stato giustificato dal fatto che si trattava di raggiungere un territorio pericoloso.
Ben diversa la replica del pm Roberti, titolare dell’indagine, che aveva contestato le spiegazioni difensive, rimarcando che esiste solo la tutela disciplinata dalle norme: è l’Ufficio scorte della questura a fornire il personale specializzato per proteggere chi è a rischio. Ed è il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (presieduto dal prefetto e formato da questore, vertici dei Carabinieri e della Guardia di finanza) a proporre la tutela nei confronti di chi è in pericolo; poi la decisione finale spetta all’Ucis, l’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale articolazione del Dipartimento della Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno.
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