Parco agrivoltaico grande come 92 campi da calcio, il Comune di Sant’Urbano si oppone

L’area su cui potrebbe essere installato si estende per 66 ettari. Il sindaco: «Sembra che la terra non serva più per mangiare»

Giada Zandonà
Pannelli agrivoltaici
Pannelli agrivoltaici

Il paesaggio agricolo della Bassa padovana continua a cambiare volto: in arrivo, autorizzazione permettendo, un colosso agrivoltaico esteso quanto 92 campi da calcio. È approdato sul tavolo della Regione il progetto “Sant’Urbano Pv” , una mastodontica centrale agrivoltaica che la multinazionale Shell Energy Italia srl intende realizzare nelle località di Balduina e Morosina, un territorio completamente circondato da campi coltivati e a ridosso del fiume Adige.

I numeri descrivono un intervento di proporzioni imponenti: un’area complessiva di 658.200 metri quadrati, una superficie talmente vasta da poter ospitare oltre 90 campi da calcio regolamentari. L’impianto, definito tecnicamente come “agrivoltaico avanzato”, promette di far convivere la produzione energetica con l’attività agricola. Con una potenza di picco di 48,5 MWp e una produzione annua stimata in oltre 80 milioni di chilowattora, il sito sarà integrato da un sistema di accumulo da 10 MW per gestire i flussi di energia immessi in rete. Le opere di connessione prevedono inoltre la costruzione di una nuova stazione elettrica da inserire sulla linea a 132 kV “Este S. Croce – S. Bellino”.

Nonostante la presenza di pannelli, il terreno però dovrebbe restare produttivo: la gestione agricola è stata affidata alla società agricola Fattoria alle Origini, che si occuperà delle colture sotto le strutture captanti. Tuttavia, il progetto deve fare i conti con vincoli paesaggistici significativi, data la vicinanza a corsi d’acqua tutelati per legge e anche per questo c’è una forte resistenza da parte dell’amministrazione comunale.

Nonostante le rassicurazioni tecnologiche, il sindaco Dionisio Fiocco osserva l’operazione con estrema preoccupazione e una nota di ostilità. Per il primo cittadino infatti non si tratta di una transizione ecologica indolore, ma di una vera e propria occupazione di suolo fertile: «Siamo invasi da campi fotovoltaici o agrivoltaici: sembra che la terra non serva più per dar mangiare ma solo a produrre energia», chiosa il primo cittadino che annuncia una nuova battaglia legale e amministrativa, anche se è consapevole della complessità della sfida«Il Comune darà parere negativo. Cercheremo di capire se il progetto ha qualche lacuna per opporci, ma purtroppo le norme sono tutte dalla loro parte e l’agrivoltaico oggi non lo ferma nessuno. Non c’è storia».

Il Comune infatti si era già opposto alla realizzazione di un impianto fotovoltaico da circa 20 MW situato a sud della discarica tattica regionale, ma il Tar del Veneto recentemente ha bocciato il ricorso. Il procedimento per il rilascio del provvedimento autorizzatorio unico regionale è ora in fase di verifica documentale negli uffici di Venezia.

«Restiamo in attesa di sapere se il destino del nostro Comune sarà quello di diventare uno dei poli energetici più grandi del Veneto, al prezzo però di trasformare per sempre la sua vocazione rurale», conclude Fiocco. 

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