Migrante ospite alla Prandina spedisce selfie porno

Nudo davanti allo specchio ha scattato la foto e l'ha inviata con un messaggio Facebook a una ragazza padovana che non lo conosce
CORTESE - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - ARRIVO PROFUGHI ALL EX CASERMA PRANDINA
CORTESE - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - ARRIVO PROFUGHI ALL EX CASERMA PRANDINA

PADOVA. Si è messo nudo davanti allo specchio e con il suo cellulare di ultima generazione si è scattato una foto e l’ha inviata con un messaggio su Facebook a una ragazza padovana. Il protagonista è uno dei profughi ospitati nell’ex caserma Prandina di corso Milano. Il migrante, nigeriano d’origine, ha tentato in questo modo l’approccio, piuttosto inusuale, con la giovane che non l’ha mai visto né conosciuto.

Non è chiaro come il profugo sia arrivato al profilo Facebook della ragazza, anche se la possibilità più plausibile è che abbia cercato sul social network donne che abitassero a Padova. Probabilmente la giovane, a cui è arrivato il messaggio, un "Hi friend" seguito dalla foto del nigeriano nudo, è una delle tante contattate dal migrante. Non conoscendosi e non avendo contatti in comune è verosimile che lui abbia fatto la stessa cosa con altre padovane. La giovane per ora si riserva di sporgere denuncia, ma se continuerà annuncia che sarà costretta a farlo.

Un caso questo che al momento sembrerebbe essere isolato ma che aiuta a conoscere un altro ambito della vita dei migranti, che non è poi tanto lontano dal nostro. Perché se è vero che durante il giorno girano in bicicletta, giocano a pallone, frequentano i corsi di italiano promossi dalle cooperative sociali, è anche vero che si tratta di ragazzi che hanno dai 18 ai 30 anni, giovani tecnologici, amanti di smartphone, tablet, social network. Sono persone che seppur catapultate in una realtà sicuramente diversa da quella della loro provenienza, hanno la stessa dimestichezza che hanno gli italiani con la tecnologia.

I loro profili Facebook sono pieni di foto scattate qua e là per le strade e i locali della città. Hanno il cappellino con il frontino da rapper in testa, catene dorate al collo, al polso portano orologi che sembrano sveglie, scarpe da tennis e tagli di capelli all’ultima moda, ma soprattutto hanno nuovissimi i-Phone. Si scattano selfie di fianco alle automobili tirate a lucido, vicino alle vetrine dei negozi più belli del centro, poche all’interno dei campi profughi.

Sono giovani, e sono giustamente anche un po’ vanesi. Il postare sui loro profili Facebook scatti che mostrano una vita luccicante è quasi una gara tra loro e gli amici connazionali che si trovano in altre città d’Italia o d’Europa, ma anche un mostrare a quelli che sono rimasti a casa, nei loro paesi d’origine, quello che sarebbe la loro nuova vita. (a.f.)

Argomenti:immigrazione

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