Mistero e magie dell'Apprendista stregone
La celebre sinfonia di Dukas mancava da 20 anni a Venezia

Applausi a fine concerto per l’orchestra «Les Siecles» diretta da Francois-Xavier Roth
VENEZIA.
Dietro alle magie dell'Apprendista stregone, la ballata di Goethe a cui Paul Dukas si ispirò per il suo celeberrimo scherzo sinfonico, c'è ancora un velo di mistero, ovvero la sua rarissima presenza nei programmi sinfonici, assente a Venezia da almeno venti anni. Ci ha pensato il Centre de Musique Romantique Francaise di Palazzetto Bru Zane per la rassegna "al Secondo Impero alla Terza Repubblica», avviata martedì scorso alla Scuola di San Rocco, accendendo una luce sulla geniale figura del giovane Dukas, che a 32 anni realizzava questo capolavoro, perfetto equilibrio di modernità, anticipazioni (Stravinskij, Debussy), elaborazione ritmica e timbrica, strumentazione, potenza evocativa. Non solo: grazie all'orchestra «Les Siecles», la partitura veniva proposta su strumenti d'epoca, e il suono riluceva di un'inedita brillantezza, anche grazie ai tempi eccellenti del direttore Francois-Xavier Roth. Aspetteremo altri 30 anni per riascoltarlo? La compagine parigina è unica, non è facile trovare orchestre sinfoniche indipendenti. E così esperte in prassi d'epoca, dal suono così compatto ed equilibrato. In Italia mancano finanziamenti, e l'Europa insegna ancora molto in fatto di «progresso musicale». Bisogna mettere il naso un pò fuori per capire come gira la musica intorno a noi, a partire dalla ricerca sul proprio patrimonio artistico, verso cui il «Palazzetto» si sta prodigando. Esempio è stata la prima esecuzione in tempi moderni di «Velleda», la cantata con cui Dukas vinse a 23 anni il 20 premio al Prix de Rome. C'era già la straordinaria capacità evocativa e la conoscenza sicura della strumentazione e del rapporto con le voci, la chiarezza di idee. Esecuzione che ne ha valorizzato tutta la dimensione teatrale e l'arco psicologico-eroico. Trasparenze nella concertazione anche negli estratti da «Coppelia» di Delibes, «Samson et Dalila» di Saint-Saens, «L'Arlesienne» di Bizet, e nell'insolito poema sinfonico «Frithiof» di Dubois.
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