«Nanotech, rischio spezzatino»
Veneto Nanotech va verso lo smembramento. La Società consortile per azioni che rappresentava un fiore all’occhiello della ricerca nelle nanotecnologie e del trasferimento tecnologico al tessuto produttivo veneto rischia lo spezzatino. A prevedere un futuro nelle mani dei privati per la società, ad oggi al 76% controllata dalla Regione Veneto, è uno dei fondatori di Veneto Nanotech e suo storico amministratore delegato Luigi Rossi Luciani, patron della Carel di Brugine. «A giugno 2014 l’azienda poteva essere salvata con poco sforzo ma non si è riusciti a mettere d’accordo tutte le parti in campo», dichiara l’ex ad di Veneto Nanotech, «poi l’estromissione della storica direzione e l’irrigidimento delle posizioni dei vari attori ha portato alla situazione attuale». Con un buco di bilancio di circa 3,5 milioni di euro, l’attuale amministratore unico della società Gabriele Vencato ha infatti scelto la via del concordato in bianco depositando, il 30 giugno scorso, presso il tribunale di Padova la domanda prenotativa per concedere un accordo di ristrutturazione dei debiti o un concordato preventivo. «A suo tempo mi sono fatto carico di costituire, con alcuni altri imprenditori, una cordata che fosse in grado di rilevare la società coprendone i debiti, debiti che sono stati calcolati in maniera eccessivamente prudenziale dai miei successori», continua Luigi Rossi Luciani, «ma non ho avuto successo. Ora sembra che più di qualcuno abbia interesse a acquisire parti di una struttura che è stata, fino alla crisi di quest’ultimo periodo, un eccellenza italiana capace di confrontarsi alla pari con le migliori realtà europee di settore». A non vedere di buon grado la scelta del concordato è anche la Cgil: «Una società che si occupa di ricerca difficilmente può presentare bilanci in attivo anche se la mancata trasparenza nella gestione di Veneto Nanotech è stata evidente in svariate occasioni», dichiara Emilio Viafora, segretario generale della Filcams Cgil del Veneto. (r.s.)
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