Padova, dazi e crisi globali: «Ecco come reagiscono le imprese padovane»

Il report della Camera di commercio: il terziario domina in città e cintura urbana. Nell’Alta resiste il manifatturiero, nella Bassa l’agricoltura e l’edilizia nel Piovese

Claudio Malfitano
Sergio Giordani con Antonio Santocono
Sergio Giordani con Antonio Santocono

«Reti di impresa e spinta sull’innovazione» per resistere all’uragano dei dazi e dei cambiamenti globali in atto. E poi ancora «ampliare l’accesso al credito e pensare a nuovi modelli finanziari». È la ricetta per l’economia padovana del presidente della Camera di commercio Antonio Santocono, che legge così la mappa delle imprese sul territorio realizzata dall’ufficio studi dell’ente di piazza Insurrezione.

Una fotografia chiara che divide il territorio in macroaree, ognuna con una sua caratteristica: il capoluogo e la cintura urbana sono ormai dominate dai servizi (e questo impone per il futuro una rilettura della zona industriale), nell’Alta si conferma la vocazione manifatturiera, il Piovese è il territorio con la più alta percentuale di imprese nel settore costruzioni, mentre la Bassa resta un territorio a grande vocazione agricola, esposto perciò alle tempeste dei mercati (e degli accordi commerciali internazionali, come il Mercosur) così come alle difficoltà per il cambiamento climatico che incide sulla produzione.

Insomma, quello padovano è un territorio complesso che va analizzato a partire dai punti fermi. Come la vocazione turistica delle Terme e dei Colli, cui si è recentemente aggiunta anche quella cittadina con l’Urbs Picta: «Questa diversità è una ricchezza – chiarisce Santocono – ma si traduce anche in un diverso impatto dei cambiamenti in atto negli scenari macroeconomici globali. Servono dunque analisi e soluzioni personalizzate».

La città dei servizi

Che Padova sia ormai una città del terziario appare chiaro da molti anni. La fotografia della Camera di commercio quantifica il fenomeno: a Padova più di un’impresa su due opera nei servizi. Anche in tutti gli altri territori le imprese dei servizi sono le più numerose, ma con un peso inferiore. «Pesa la presenza di grandi player nell’ambito dell’Information Technology, che rappresentano un’eccellenza a livello nazionale.

Ma ci sono anche piccole realtà a forte contenuto innovativo, che dobbiamo continuare a sostenere nella sfida di affrontare la trasformazione in atto», commenta Santocono. Come detto, una composizione così focalizzata sul terziario incide in profondità sull’urbanistica dei territori: la zona industriale, che copre un nono dell’intero territorio comunale, va ripensata. In una parte è nata la «soft city» con lo scopo di fornire i servizi necessari a questo tipo di imprese: connettitività, microfinanziamenti, contaminazione con l’università. «Come Camera di commercio abbiamo dato vita a Le Village alla cittadella della Stanga, che funge da incubatore di imprese e ecosistema di innovazione», spiega Santocono.

Le differenze tra Alta e Bassa

Fuori dal capoluogo, l’Alta si conferma il territorio in cui la percentuale delle imprese del settore industriale è più significativa (18%), mentre il peso dell’agricoltura è molto diversificato da territorio a territorio, con un 3% a Padova città e un 20% nell’area della Bassa, dove si registra il valore più alto. Più omogenea la distribuzione del commercio, con percentuali fra il 21% e il 28% nei diversi territori. Il Piovese si caratterizza invece per una percentuale più elevata rispetto agli altri territori di imprese che operano nel settore dell’edilizia: il 17%.

«Dove più alta è la concentrazione di imprese manifatturiere, come nell’Alta, la sfida è quella dei contraccolpi legati ai dazi americani e alla crisi della manifattura tedesca – analizza il presidente dell’ente camerale – Un modello interessante, e da incentivare, sono le reti di impresa. È una scelta meno impegnativa e vincolante rispetto alla fusione, ma che permette di condividere competenze, servizi e risorse. Permettendo a ogni impresa di specializzarsi in un core business, e delegare alla rete le attività non strategiche. Questo consente, specie per le Pmi e le piccole imprese, importanti economie di scala e soprattutto una maggior capacità di proporsi sui mercati esteri». Resta anche la sfida di connettere le imprese con la ricerca e l’università: «Pensiamo alla manifattura additiva o agli spin off – dice Santocono – Abbiamo lanciato il progetto Dive per andare in questa direzione». Infine, sempre secondo il presidente della Camera di commercio, c’è da tenere conto degli effetti della fine del Superbonus per il settore edilizio, così come dell’accesso al credito per l’innovazione nell’agricoltura.

Crescono gli addetti al turismo 

Infine c’è un settore che più di altri sta performando nel territorio padovano: il turismo. A fronte di un aumento complessivo del 7,8% degli addetti fra il 2020 e il 2024 l’area con la variazione percentuale più significativa è quella dei Colli e Terme, con un più 10% sospinto dalla ripresa post Covid in un’area a vocazione turistica che era stata fortemente segnata dalla pandemia.

«C’è una crescita della domanda globale di turismo legato alla sfera della salute e del benessere: questo apre nuove opportunità – osserva Santocono – Ma i segnali che arrivano dalla riduzione dei turisti stranieri e della durata media del soggiorno non possono essere ignorati, consapevoli che una crisi del turismo rischierebbe di portare con sé una crisi dell’intero contesto. Abbiamo avviato per questo proprio la Fondazione Turismo con cui vogliamo rafforzare la sinergia fra Urbs Picta e area termale, una strada obbligata per sostenere lo sviluppo del turismo nel territorio».

La mappatura dettagliata del Padovano con l’analisi anche per singolo Comune dell’andamento del tessuto economico è stata resa disponibile sul sito della Camera di commercio: «Si tratta di uno strumento che verrà aggiornato annualmente – conclude il presidente – È a disposizione degli amministratori, degli imprenditori e di tutti i cittadini per leggere il territorio e le trasformazioni in atto». —

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