Padova, Casa del Guanto costretta all’addio dopo 76 anni

A causa della crisi chiude la storica bottega vicino al Duomo. La scelta della titolare: «La situazione era già complicata, poi il coronavirus ha dato il colpo finale». Un messaggio con la foto e il numero di cellulare sulla vetrina per riuscire a salutare le clienti 

PADOVA. «A tutte le signore e i signori che per anni mi hanno onorato della loro presenza e della loro compagnia in questo storico negozio e che, a causa di questa terribile pandemia, non sono riuscita a salutare e ringraziare personalmente, lascio qui il mio numero di telefono». È una parte del testo affisso sulle vetrine e alla porta del negozio la Casa del Guanto di via Monte di Pietà, a due passi da piazza Duomo. L’ha scritto la titolare, Eleonora Massella, che di fianco al suo numero di cellulare ha messo anche una sua foto. I fogli si intravedono dagli spazi lasciati dalle serrande abbassate. Chiuse, definitivamente.



L’ADDIO

La bottega, specializzata nella vendita e riparazione di guanti e nella pelletteria, nata nel lontano 1944, non riaprirà più. A fronte della crisi che negli ultimi anni ha attanagliato le piccole attività commerciali l’emergenza Coronavirus è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. «La situazione non era delle migliori, si trascinava già un pochino», racconta amareggiata Eleonora, mentre sistema le ultime cose prima di lasciare libero il negozio. «Sono riuscita nonostante tutto ad andare avanti finché ho potuto. Avevo già pensato più volte di chiudere, tutto quello che è successo non è stato altro che il colpo di grazia».



la stretta

La titolare della Casa del Guanto aveva capito da subito che la situazione per le attività commerciali si sarebbe messa male. «Ho chiuso il negozio il giorno prima del lockdown, avevo capito che ci sarebbero state difficoltà, poi giustamente è arrivato anche il decreto ministeriale». Una chiusura sofferta, che se per un primo momento si pensava provvisoria ora è diventata definitiva. «Ho perso completamente il periodo dei saldi», dice. «Adesso credo ci sarebbero le condizioni per riaprire, ma dopo due mesi di stop non tutti riusciranno a sopravvivere. È facile fare considerazioni da fuori ma bisognerebbe mettersi nei nostri panni. Bisognerebbe dover pagare le ricevute, l’affitto, il fido in banca. I problemi sono tanti e la situazione già prima della pandemia era pesante».

il messaggio

La chiusura, se non altro, non lascerà dipendenti senza lavoro. «Il negozio è piccolo, facevo tutto io, mi arrangiavo», spiega Eleonora, che ci tiene a ringraziare tutte le sue clienti. «È un colpo durissimo per me non essere riuscita a salutare tutte le clienti, ci tenevo un sacco. Sono state una compagnia meravigliosa, abbiamo vissuto degli anni splendidi, mi hanno dato tanta forza, tanta voglia di andare avanti. Ho fatto questo cartello proprio perché mi dispiaceva che pensassero che non le avevo a cuore». Un rapporto speciale quello che era riuscita a creare la titolare della bottega con la sua clientela: «Venivano in negozio, mi raccontavano le loro cose o passavano anche solo a salutarmi. Per me era bellissimo». Ora mancano dei guanti in riparazione da consegnare a un paio di clienti, poi sarà davvero finita l’epoca della storica bottega. «Cosa farò adesso? Non lo so. Mi sistemerò la roba in casa, porterò via dal negozio quel poco che è rimasto e mi reinventerò in qualche maniera. Certo dopo tanti anni è un dispiacere enorme, ma come dico sempre “di necessità virtù». —

Alice Ferretti

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