Casa di riposo Breda a Ponte di Brenta acquistata dall’Ira

Altavita-Ira si è aggiudicata all’asta il complesso di via Ippodromo per oltre 5 milioni di euro. Il presidente Bellon: «Il pubblico salva il pubblico»

Il cancello di via Ippodromo sta per riaprirsi. Dopo oltre un anno di silenzio, incertezza e lo spettro del degrado che iniziava ad allungarsi sui 14mila metri quadrati del complesso, la Casa di riposo Breda ha finalmente un futuro. A scacciare l’ombra della speculazione privata o dell’abbandono definitivo è stata AltaVita-Ira, che  è aggiudicata l’asta telematica per un importo di 5.625.000 euro.

La fine di un incubo per Ponte di Brenta

Per i residenti di Ponte di Brenta non è solo una notizia finanziaria: è la fine di un periodo buio. Dalla chiusura della struttura, avvenuta più di un anno fa in seguito a un pesante dissesto economico, il complesso — che comprende la casa soggiorno anziani, la Rsa, il "Quirinale" e la "Casa Rosa" — era diventato un gigante addormentato a forte rischio incuria. Con una volumetria di quasi 56mila metri cubi, il timore che il patrimonio potesse trasformarsi in un "buco nero" urbano o essere smembrato da privati era concreto.

Il pubblico salva il pubblico

L'operazione, definita dal presidente di AltaVita-Ira Stefano Bellon come un atto di orgoglio cittadino, ha un obiettivo chiaro: mantenere la gestione in mani pubbliche. "Abbiamo evitato che le volontà di uno storico benefattore come il Senatore Breda andassero disperse – ha dichiarato Bellon – Il pubblico ha salvato il pubblico: garantiamo che questa realtà continui a erogare servizi socio-assistenziali, esattamente come previsto nelle finalità filantropiche originarie."

L’acquisizione è stata possibile grazie a un lavoro di squadra tra il consiglio di amministrazione dell'ente e l'amministrazione comunale, dopo che una prima asta lo scorso novembre era andata deserta, alimentando i timori per il destino dell’area.

Un patrimonio restituito

Con questo investimento, AltaVita-Ira non acquista solo muri, ma si impegna a riportare la vita e l'assistenza in un luogo simbolo della generosità padovana. La priorità ora sarà la valutazione degli interventi necessari per rimettere in funzione i padiglioni e garantire nuovamente quel servizio agli anziani del territorio che mancava da troppo tempo. La memoria di Vincenzo Stefano Breda è salva, nonostante il patrimonio della sua fondazione sia stato dissipato da una mala gestio di cui nessuno si è poi assunto la responsabilità. In ogni caso, la casa di riposo che porta il suo nome non sarà un ricordo del passato, ma una risorsa per il futuro di Padova.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova