Padova, denunciato dalla madre: in cella lo stupratore seriale

PADOVA. Denunciato dalla madre per maltrattamenti. E così è tornato di nuovo in carcere l’ex carabiniere salentino Dino Maglio, 40 anni, già in servizio nel Padovano poi arrestato (e cacciato dall’Arma) dopo le condanne (una è definitiva) come stupratore seriale di giovani donne adescate grazie al sito couchsurfing, dedicato allo scambio di ospitalità. La Corte d’appello di Venezia ha deciso di applicare un aggravio della misura cautelare al quale l’ex militare era già sottoposto (l’obbligo di dimora nell’abitazione di famiglia a Surbo, nel Leccese). Un aggravio portato alle estreme conseguenze con il trasferimento nel carcere di Lecce in seguito alla nuova indagine aperta dai carabinieri del paese salentino scattata con la denuncia della madre, picchiata e offesa dal figlio nonostante l’aiuto che la famiglia non gli ha mai fatto mancare, pure nei momenti più bui. È il 6 maggio scorso quando Maglio torna in cella.
La vicenda. Il 28 aprile la mamma si era decisa a denunciarlo, vessata da quel figlio che non le dava tregua, anche se nell’abitazione lui viveva al piano terra e lei a quello superiore. Da un anno era l’inferno per i due genitori, impauriti dal figlio e pestati in più occasioni. Lo scorso ottobre il papà muore e la mamma rimane sola. Sola e unico bersaglio delle violenze di Dino - almeno stando al suo racconto - e delle sue ripetute aggressioni fisiche tanto da essere costretta a barricarsi in casa. Come mai quella violenza che si sarebbe moltiplicata negli ultimi mesi? Forse potrebbe aver avuto buon gioco nel rafforzare le tensioni qualche richiamo della madre perché Dino Maglio aveva portato in casa anche la nuova fidanzatina. La Corte d’appello è stata durissima, bollando i comportamenti di Maglio come «inidonei all’obbligo di dimora» ritenuta una misura cautelare troppo leggera, Anzi i giudici hanno sottolineato la sua «attuale inclinazione a commettere atti violenti».
La situazione attuale. Maglio è in attesa del processo di secondo grado davanti alla Corte d’appello di Venezia (a difenderlo il penalista padovano Enrico Cogo) in seguito alla condanna a 12 anni e 8 mesi per cinque episodi di violenza sessuale su altrettante vittime, tutte straniere fra i 23 e i 28 anni; per due tentate concussioni e per nove episodi di riduzione in stato di totale incapacità (sempre nei confronti delle stesse vittime) grazie a un bicchiere di vino o di superalcolico “corretto” con sostanze narcotiche al punto da provocare un buco nero nella loro memoria. Il tribunale di Padova si era pronunciato il 21 giugno 2019, accogliendo quasi integralmente la richiesta del pm Giorgio Falcone (14 anni di carcere), ma respingendo l’istanza di far tornare dietro le sbarre l’imputato. Maglio era rientrato a casa con l’obbligo di dimora dopo essere stato scarcerato dal carcere (militare) di Santa Maria Capua Vetere il 2 giugno precedente, dopo aver scontato la condanna (definitiva) a cinque anni per il primo troncone d’indagine su quegli stupri seriali: la vittima era una liceale australiana appena sedicenne ospitata a casa sua all'Arcella.
Vittime straniere. Le altre vittime, violentate nell’appartamento di Maglio nel quartiere Arcella, provenivano da Polonia, Canada, Portogallo, Repubblica Ceca, Usa e Hong Kong. Il copione era sempre uguale: le ospiti arrivavano a Padova, lui si mostrava molto gentile il primo giorno, accompagnandole a visitare la città, poi la seconda sera offriva un vino “speciale” trattato con benzodiazepine o sonnifero che sedava di fatto la “preda” di turno che cadeva in un improvviso torpore, totalmente o parzialmente incosciente. I fatti, avvenuti tra l’aprile 2013 e il marzo 2014, sono emersi grazie alla piattaforma giornalistica Irpi (Investigative Reporting Project Italy), che ha messo in contatto vittime di nazionalità diverse, trasmettendo la segnalazione alla procura di Padova. —
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