Padova Est, la prima opera del nuovo polo sanitario: via alla centrale di sterilizzazione
Nei prossimi anni si svilupperà nell'area San Lazzaro: investimento da 15,7 milioni. Servirà Azienda Ospedale Università, Usl 6 e Iov, con possibile estensione alla Polesana

La nuova centrale di sterilizzazione dei dispositivi medici sarà verosimilmente la prima opera sanitaria a nascere a Padova Est, a due passi da dove sorgerà il nuovo ospedale. A suo modo, si tratta quindi della prima pietra della grande e complessa infrastruttura sanitaria che nei prossimi anni si svilupperà a San Lazzaro, irradiando proprio dal nuovo ospedale.
Non a caso, tra le ipotesi iniziali, anche quella di realizzarla all’interno della struttura, opzione scartata proprio per rispondere all’esigenza di urgenza manifestata dall’Azienda Ospedale Università. La nuova centrale garantirà il servizio anche per le strutture dell’Usl 6 e del ramo padovano dello Iov, con l’ulteriore possibilità di espandersi anche all’Usl Polesana.
Dopo che in settimana hanno preso il via i primi confronti tra i tecnici dell’Azienda di via Giustiniani e quelli dell’Inail per la visione della documentazione e la definizione dell’ultima fase progettuale per il nuovo ospedale, a Padova Est si va aprendo così un ulteriore fronte di lavoro.
LE ALTERNATIVE
Tra le sei possibili soluzioni progettuali prese in considerazione, l’alternativa indicata nel Documento di fattibilità – trasmesso in Regione alla fine di gennaio – individua quindi «quale migliore alternativa, quella relativa alla realizzazione di una nuova centrale di sterilizzazione nell’area destinata al nuovo ospedale in zona San Lazzaro».
Sulla base di questo, nella settima a appena conclusa, l’Azienda Ospedale Università ha inviato alla Crite una richiesta di autorizzazione e finanziamento per 15.764.772 euro di cui 10,7 milioni per i lavori. In questa stima non è previsto il costo per attrezzature e arredi che saranno acquisiti con una procedura successiva per ulteriori 4,3 milioni.
L’ESIGENZA
Il fabbisogno principale è quello di dare continuità al servizio di sterilizzazione centralizzato subentrando all’attuale struttura «gravata da un’obsolescenza critica» e garantendo i processi di trattamento necessari alla disinfezione dei dispositivi medici. Un procedimento che deve assicurare efficacia microbiologica (eliminazione di batteri, virus, spore e microrganismi resistenti) e prevenire contaminazioni tra materiale sporco e sterile.
Per il dimensionamento della struttura si è partiti dall’attività del 2024 quale dato più recente, che complessivamente ha visto la copertura di 146.711 interventi di cui poco meno di 70 mila in Azienda Ospedale Università, circa 50 mila nelle strutture dell’Usl, 6.132 allo Iov e 21.081 nell’Usl Polesana.
Su questi, è stato quindi calcolato il numero delle unità di sterilizzazione necessarie con una media di 1,7 per intervento. Tutto considerato, si è arrivati a una previsione di utilizzo di unità di sterilizzazione di poco inferiore alle 300 mila, con un margine indicativo di crescita del 10-20%.
Tra le sei le opzioni valutate, anche il mantenimento della situazione attuale, che tuttavia collideva con la possibilità di dare continuità al servizio considerando che «lo stato attuale della centrale è al limite strutturale sia per le dimensioni che per le condizioni impiantistiche».
Dopo accurata perizia, la ristrutturazione dell’attuale centrale, invece, non è stata ritenuta sostenibile né dal punto di vista dell’efficienza né dei costi di adeguamento; bocciati anche il recupero di un altro edificio esistente – a rischio di “falsi risparmi”–, la frammentazione del servizio (per l’aumento dei costi a fronte di una minore efficienza) e l’esternalizzazione completa (per la dipendenza dal fornitore e per spese complessive maggiori a fronte di un minor controllo sui processi). Scartata, come detto, la stessa realizzazione della centrale all’interno del nuovo ospedale poiché, se da una parte avrebbe portato un «allineamento strategico» e un’ottimizzazione delle sinergie, dall’altra avrebbe imposto un elevato rischio sul fronte temporale legato agli slittamenti dei grandi appalti e a una previsione temporale di collaudo nel 2032.
LA SOLUZIONE
L’opzione vincente è risultata quindi la numero due, ovvero la realizzazione di una nuova costruzione di 3.500-3.700 metri quadri lordi (escluse le aree impiantistiche) nel lotto tra le vie Massimo D’Azeglio e Giuseppe Zanardelli in un terreno edificabile dell’Azienda Ospedale Università. Sebbene si trovi in un’area di rischio idraulico medio, con l’accordo attuativo per la mitigazione dello stesso siglata per la realizzazione del nuovo ospedale, l’area scenderà a «rischio zero». In via «cautelativa e raziocinante», tuttavia, stanti gli effetti del cambiamento climatico, è stato deciso di prevedere un rialzamento ulteriore di 60 centimetri rispetto alla quota di campagna. Diversamente, l’adeguamento agli interventi di urbanizzazione definitiva verrà adattato in corso d’opera.
Il processo di sterilizzazione si svilupperà al piano terra con ingresso per il materiale, spazio container e trattamento sia in entrata che in uscita, zona cernita, lavaggio, due spogliatoi, area confezionamento, spazio sterile e raffreddamento, deposito sterile e uscita materiale. Previsti inoltre un’area impianti e uffici gestionali.
La struttura, verrà realizzata con tre appalti distinti tra progettazione, realizzazione delle opere e attrezzature e servizi. —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








