Padova, la procura ordina il sequestro per l’Altino e il Mignon

PADOVA. Nove mesi di occupazione, poi l’intervento dell’autorità giudiziaria che, complici le festività natalizie (e le ferie che hanno svuotato l’immobile), ha messo sotto sequestro preventivo l’ex cinema Mignon e Altino compresa la casa del custode, l’edificio in via Altinate di oltre 4.400 metri cubi finito nelle mani dei Disobbedienti del centro sociale Pedro e dal collettivo universitario Les Sabots all’insegna del motto #Occupy Altino.
Sono stati gli uomini della Digos a eseguire il decreto di sequestro ordinato dal pm Sergio Dini che ha aperto un’inchiesta indagando una quindicina di militanti del Pedro per occupazione abusiva di immobile. Adottato in via d’urgenza e già convalidato dal gip, il provvedimento, destinato a mettere fine a una situazione di illegalità, è stato notificato alla proprietà dell’edificio, la società Veneto Industrie Spettacolo con sede a Venezia che aveva presentato una denuncia. Già perché quel bene sarà pure in disuso e in attesa di una destinazione futura, ma non è pubblico, bensì privato. E, come proprietà privata, va rispettato per legge.
«Divieto di accesso, immobile sottoposto a sequestro giudiziario. I trasgressori saranno puniti» si legge nel cartello affisso in via Cassan, dove si trova l’ingresso dell’ex cinema Mignon all’interno del quale la polizia ha trovato proiettori, diffusori di musica, varie bottiglie di alcolici. La prima occupazione risale al 7 marzo, ne sono seguite diverse, l’ultima (ininterrotta fino all’altro giorno) risale al 14 novembre. Progettato nei primi anni ’50 dall’architetto Quirino De Giorgio, il complesso è chiuso dal 2005. Commenta il vicesindaco Ivo Rossi «È stato ripristinato il diritto inalienabile alla proprietà che va rispettata. Nessuno può permettersi il lusso di interpretare le regole a proprio uso e consumo. Ora» aggiunge, «mi piacerebbe che si creassero le condizioni per far vivere questo spazio valorizzando l’area di via Altinate». Progetto non facile in tempi di crisi. Peraltro l’immobile è sottoposto a vincolo dalla Soprintendenza per il suo pregio architettonico. «L’intervento della magistratura è stato più che opportuno per la tutela di una proprietà privata» puntualizza Andrea Bastianello, per conto di Veneta Industrie Spettacolo, «L’intenzione della proprietà? Siamo aperti a tutte le ipotesi, quello che auspichiamo è che l’immobile trovi un utilizzo». Manutenzione a parte, solo di Imu quel contenitore costa 20 mila euro all’anno.
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