A Padova sfila il corteo pro Israele, alcune contestazioni: «Criminali»

In cinquanta in mobilitazione dal ghetto fino al Santo: «Noi contro l’antisemitismo». L’organizzatore: «Le foto di Hamas dei bambini morti sono false, è propaganda». Ma dieci giorni fa una commissione dell’Onu ha accusato Netanyahu di genocidio

Edoardo Fioretto
La partenza del corteo pro Israele dal ghetto
La partenza del corteo pro Israele dal ghetto

Un corteo pro Israele ha sfilato per le strade del centro. Una manifestazione speculare a quella di appena ventiquattro ore prima, quando seicento persone hanno invaso la tangenziale ovest «contro il genocidio a Gaza» e a sostegno del popolo palestinese. Così, in cinquanta oggi pomeriggio sono partiti dal ghetto, tra cui il presidente della comunità ebraica di Padova Gianni Parenzo, e il presidente del movimento internazionale “Marcia della vita”, Heinz Reuss, arrivato dalla Germania.

Il corteo arriva in piazza del Santo: tra le bandiere, anche quella israeliana
Il corteo arriva in piazza del Santo: tra le bandiere, anche quella israeliana

Le reazioni dei padovani hanno confermato la distanza tra le due proteste. Dove i pro Gaza avevano trovato un inatteso sostegno da parte di automobilisti intrappolati nel traffico, i manifestanti pro Israele hanno raccolto soprattutto sguardi perplessi, se non ostili. Non sono mancate contestazioni verbali: «criminali», ha gridato un passante, mentre altri si sono limitati a esprimere disdegno. E, sebbene la marcia si sia conclusa senza incidenti e senza episodi di antisemitismo, l’atmosfera è rimasta segnata da un generale senso di freddezza.

L'ingente dispositivo delle forze dell'ordine per tutelare la sicurezza dei manifestanti
L'ingente dispositivo delle forze dell'ordine per tutelare la sicurezza dei manifestanti

La partenza, davanti alla sinagoga vecchia di via delle Piazze – incendiata dai fascisti nel 1943 – ha voluto essere un richiamo alla memoria della Shoah. Sono intervenuti il rabbino Adolfo Aharon Locci e don Enrico Piccolo, responsabile diocesano per il dialogo interreligioso. «Non dimenticare la Shoah» è stato il filo conduttore, con un avvertimento ai giovani: «non confondere ciò che accadde allora al popolo ebraico con la cronaca di oggi». 

Il corteo si è mosso lungo via San Francesco con striscioni “contro l’antisemitismo” e bandiere di alcune nazioni europee, oltre a quella israeliana. L’organizzatrice, Marina Soranzo, ha parlato di una manifestazione pacifica, affidata alla protezione della polizia che ha più volte ringraziato per il dispositivo di ordine pubblico.

Una protezione che si temeva potesse essere necessaria, a fronte di possibili disordini. Ma ciò che molti temevano – episodi di antisemitismo esplicito, contestazioni pesanti, tensioni di piazza – non si è verificato. E, alla fine, il dispiegamento di forze – poliziotti del reparto mobile e carabinieri in assetto antisommossa – ha finito per sovrastare visivamente la stessa presenza dei manifestanti.

Un momento della manifestazione pro Israele: in prima fila il presidente della comunità ebraica Gianni Parenzo
Un momento della manifestazione pro Israele: in prima fila il presidente della comunità ebraica Gianni Parenzo

Davanti alla basilica del Santo sono arrivate le parole più dure. Reuss ha definito il 7 ottobre «il più grande pogrom di ebrei dopo la Shoah». Seguendo poi con una domanda: «Com’è possibile che la narrativa propagandistica dell’organizzazione terroristica di Hamas, incluse le foto false di bambini morti, vengano accettati e diffusi dai media occidentali?».

Domande che però si collocano in un tempo preciso. A dieci giorni dalla decisione della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, che ha accusato Israele di genocidio per la campagna militare a Gaza. A quasi un anno dal mandato di arresto internazionale per il premier israeliano Benjamin Netanyahu (insieme al leader militare di Hamas Mohammed al-Masri), emesso dalla Corte penale internazionale con l’accusa di crimini di guerra.

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