Al Musme l’avatar di Gino Gerosa dialoga con i visitatori della mostra sui trapianti di cuore

L’esperimento ha incuriosito molti padovani. Le richieste più frequenti sull’ingegneria tissutale e il cuore artificiale

Al Musme, il Museo di Storia della Medicina di via San Francesco, l’esperimento dell’avatar digitale del professor Gino Gerosa (cardiochirurgo di fama internazionale e oggi assessore regionale alla sanità) ha tracciato un bilancio sorprendente, trasformando i visitatori da spettatori passivi a interlocutori attivi della scienza. La mostra “Storie di cuore e di coraggio”, visitabile fino al 22 maggio, celebra l’epopea della cardiochirurgia padovana – dal leggendario primo trapianto di Vincenzo Gallucci alle frontiere odierne – ma è nell’interazione con l’Intelligenza Artificiale che il museo ha trovato una nuova chiave di lettura del rapporto tra cittadini e medicina.

Cosa vogliono sapere i padovani? I numeri del cuore

L’analisi delle 1.149 sessioni di dialogo registrate dall’avatar offre una fotografia nitida degli interessi del pubblico. Se pensavate che il trapianto tradizionale fosse l’unico tema d'interesse, i dati dicono altro. I visitatori sono proiettati verso il domani: l’ingegneria tissutale domina la classifica delle curiosità con il 42,2% delle domande, segno di un forte interesse verso la possibilità di "ricostruire" organi dai tessuti del paziente. Il cuore artificiale segue con il 33,9%, con quesiti tecnici sulla durata e sul funzionamento dei dispositivi. I Vad (dispositivi di assistenza ventricolare) raccolgono il 13,9% delle attenzioni. Lo xenotrapianto (trapianto di organi animali) chiude la cerchia con il 10% delle richieste. Dalle domande emerge un desiderio di concretezza: "Come funziona?", "Quanto può durare?", "È davvero possibile?". La scienza, a Padova, non è vista come un dogma lontano, ma come una realtà da esplorare nei suoi dettagli tecnici.

L'avatar sotto esame: "Sei davvero il Professor Gerosa?"

L’aspetto più curioso rilevato dai curatori del Musme riguarda però il comportamento psicologico dei visitatori. L’avatar non è stato usato solo come un’enciclopedia vocale, ma è stato letteralmente messo alla prova. Molti utenti hanno cercato di testarne l’autorevolezza, chiedendo esplicitamente se stessero parlando con il "vero" chirurgo o cercando di provocare il sistema con domande fuori tema o ironiche. Tuttavia, una volta "rotto il ghiaccio" e verificata la solidità dell'interlocutore digitale, il dialogo è decollato: il 66,2% delle sessioni ha dato vita a scambi articolati. Due visitatori su tre non si sono accontentati di una risposta secca, ma hanno proseguito la conversazione, approfondendo i temi proposti.

La tecnologia che ascolta

Il successo di questa sperimentazione padovana suggerisce che il futuro dei musei scientifici non risiede nel sostituire l’uomo, ma nell’abbassare la soglia di accesso alla conoscenza. L’avatar di Gerosa non sostituisce il chirurgo in carne e ossa, ma agisce come un osservatorio privilegiato che permette al museo – e alla comunità scientifica – di ascoltare meglio le domande dei cittadini.

 

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