«Per Mariana era un amore finito ma quell’uomo non si rassegnava»

Parlano i genitori della ragazza uccisa a Cavino: «Lui non la lasciava in pace. Questo Christian era venuto qui anche un mese fa ma poi è tornato in Germania»

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. «Mariana non lo voleva, ma lui non la lasciava in pace. Questo Christian era venuto qui anche un mese fa ma poi è tornato in Germania. Lui voleva più che un’amicizia, ma a mia figlia non piaceva. Voleva comprarla con i soldi ma a Mariana non interessavano i suoi soldi, la sua Porsche, le sue macchine. Per lei era solo un amico». Parla così Vasile Caraus, il padre di Mariana. «Quel criminale è venuto qui per ammazzarla», aggiunge. Forse nell’uomo è scattata la rabbia per qualche motivo. «Mariana aveva un ragazzo romeno, un amico, ma ha litigato anche con lui», si lascia sfuggire il padre.

Non si danno pace Vasile e la moglie Viorica, chiamata Erica. «Sarebbe stato meglio che non fosse uscita», singhiozza Viorica Caraus, ridotta a una maschera di dolore «quando lui ha suonato il campanello ha risposto Mariana. Esco con Christian, mi ha detto, vado a Padova. Sarebbe meglio che non fosse uscita, adesso posso morire anche io».

«Guardi, guardi com’era bella la nostra Mariana», aggiunge con orgoglio papà Vasile, tirando fuori dal cassetto un book fotografico della figlia, preparato per presentarsi come modella. Perché Mariana ha calcato le passerelle e partecipato con Christian a campionati di ballo in Austria, ora invece lavorarava da quattro mesi alla Manifattura Veneta calzature di Barbariga di Vigonza. «Meglio essere brutti se poi si deve finire così», gli replica con un filo di voce la moglie. «Lei era tutto per noi, la nostra vita. Per lei lavoriamo dalla mattina alla sera, tutti e due a Campodarsego, io in una ditta di cromatura e mia moglie in fabbrica», continua Vasile. «Per lei abbiamo comperato questo appartamento, per lasciarglielo quando fra dieci anni andremo in pensione e torneremo in Romania. Per lei abbiamo comperato il cagnolino, Bella, perché lo desiderava tanto».

Christian lo avevano conosciuto, non bene, e non piaceva loro. «Lo aveva conosciuto circa tre anni fa, quando era andata in Germania a studiare lingue», ricorda ancora la madre, «ma poi Mariana l’anno scorso era tornata. Lui aveva continuato a cercarla ed era uscita ancora con questo Christian. Un giorno le ho detto: non ti fidare, perché è schedato. Se solo mi avesse ascoltato». Un paio di giorni fa Christian era tornato alla carica e l’aveva convinta ad uscire.

«Erano le otto di sera quando è uscita con lui», racconta il padre. «Sto via mezz’ora, mi ha detto Mariana. Alle nove non era ancora tornata, alle 21.48 l’abbiamo chiamata. Sono a Padova, ci ha detto, arrivo subito. Tutto a posto. Ero tranquillo perché non ha mai tardato. Io sono un padre all’antica e ci tenevo. Le dicevo sempre: quando trovi uno da sposare me lo porti in casa, non prima». Alle dieci di sera Vasile e Viorica sono andati a coricarsi. «Al mattino ci alziamo alle cinque per andare a lavorare», quasi si scusa il padre, «ero tranquillo perché Mariana mi aveva detto che stava rientrando». Alla mattina, però, il letto era intatto. «Ho aperto la sua camera e lei non c’era», ricorda sconvolta Viorica, «ho cominciato a telefonarle, ma il suo cellulare squillava a vuoto». Viorica, che inizia il turno alle cinque e mezza, si è fatta accompagnare a lavoro dal marito e per tutto il percorso fino a Campodarsego ha continuato a insistere, sempre più preoccupata. «Alle 10 e mezza la segretaria è venuta chiamarmi, all’entrata c’erano i carabinieri che mi cercavano. Mi hanno portato a Padova e poco dopo è arrivato anche Vasile. Ci hanno detto che a Mariana era successa una cosa terribile». Viorica non riesce a continuare, sopraffatta dal pianto tanto che il marito deve somministrarle dei calmanti.

Eppure Mariana è rimasta per tutta la notte a poche decine di metri dai genitori. Se si fossero affacciati al balcone l’avrebbero potuta vedere quell’auto amaranto parcheggiata nel piazzale di via della Repubblica. Questo particolare Viorica l’ha saputo solo tornato a casa e non riesce a crederci. Si affaccia al balcone e gli occhi gli si arrossano, le mani le tremano. «Ci sono pure passata davanti», si arrabbia e allunga il braccio, quasi a volerlo toccare quel piazzale che per una notte ha custodito il suo segreto, «stasera ci porterò una candela per ricordare Mariana. Non mi sembra vero che non tornerà più. Io l’aspetto per la cena, come ogni giorno. Entrava in casa e diceva: Cosa c’è da mangiare stasera?».

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