Nuovo market etnico in piazzale Stazione a Padova. I locali Antonveneta comprati da stranieri

Ad acquistarli un imprenditore immobiliare cinese. Tiso (Pd): «Spero si aprano attività per attrarre clientele diverse da quelle dei supermercati»

Felice Paduano
La sede dismessa della banca ha un nuovo proprietario
La sede dismessa della banca ha un nuovo proprietario

Piazzale Stazione a Padova parlerà ancora più cinese di quanto non sia avvenuto negli ultimi (venti) anni. Un imprenditore di origine cinese, già noto nel settore immobiliare, ha acquistato i locali dell’ex banca Antonveneta, che si trovano a pochi metri dall’edicola gestita da Antonella Mattiazzo, davanti al bar Ventuno. Con quest’ultima compravendita tutti i negozi e gli esercenti che si trovano sotto i portici del piazzale sono gestiti da stranieri. Unica eccezione il Bar Babin, ex Pedavena.

Il nuovo proprietario dell’ex banca ha già affittato il grande negozio ad un gruppo proveniente dalla Nigeria, che sta già provvedendo alla riorganizzazione interna di tutti gli spazi per farne un market sia alimentari, sia per prodotti alla persona e per la casa. In pratica un grande spazio di vendita.

L’apertura di un nuovo negozio etnico in tutta l’area, che va da Prima Arcella sino alla fine di corso del Popolo, compresi il piazzale della stazione e piazza De Gasperi, ha riaperto il dibattito sulla presenza sempre più massiccia di attività commerciali gestite da stranieri.

«Ancora un’apertura multietnica nel quadrante della stazione, mentre continuano a chiudere attività storiche e negozi di vicinato, che hanno rappresentato per decenni un presidio sociale, urbano ed identitario della città». Osserva il consigliere comunale dell’Udc Luigi Tarzia.

«Il commercio non è solo economia, ma anche presidio del territorio, relazione umana, sicurezza percepita, qualità urbana e decoro. Quando si perde il tessuto dei negozi nostrani di prossimità s’impoverisce anche la funzione sociale di un quartiere. Per questo motivo serve con urgenza un vero piano del commercio per tutta l’area della stazione, in grado di governare aperture, tipologie merceologiche ed equilibrio urbano, evitando concentrazioni che finiscono per snaturare il volto della zona. La porta della città deve offrire la migliore immagine possibile a cittadini, studenti, lavoratori, pendolari e turisti, che, per fortuna diventano sempre più numerosi».

Di segno opposto il commento di Nereo Tiso, consigliere comunale in forze al Pd. «Le aperture di nuovi negozi in zone particolari della città destano spesso sospetti e malumori», sottolinea l’ex docente di religione al Calvi. «Se ci sono negozi vuoti e qualcuno li compra o li affitta questo però riduce gli spazi di possibile degrado. I problemi sorgono quando il suo utilizzo avviene in mancanza di regole. E questo vale per tutti. Io spero che nell’area della stazione si possano aprire negozi per attrarre clientele diverse da quelle dei supermercati o dei fast food e creare insieme un presidio utile, anzi necessario per tutta l’area e per tutti i suoi utenti. Che, a mio parere, non è zona rossa, ma nemmeno franca».

 

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