Riciclaggio dei rimborsi Ater: due condanne a tre anni
L’inchiesta si era aperta nel 2021 dopo il suicidio di un dipendente infedele. Si spacciava per poliziotto e faceva arrivare soldi dell’ente a terze persone

Si chiude con due condanne a tre anni di reclusione il filone del procedimento per il caso di riciclaggio legato all’ex dipendente Ater Matteo Fontana. I due imputati che avevano deciso di affrontare il processo ordinario sono stati riconosciuti colpevoli, con una pena sensibilmente più pesante rispetto a quella inflitta a chi aveva optato per il patteggiamento.
In precedenza, infatti, tredici imputati avevano patteggiato davanti al giudice dell’udienza preliminare una pena di un anno e dieci mesi, quasi tutti con la sospensione condizionale. Solo uno, a causa di precedenti, non aveva potuto beneficiare della sospensione. Altri quattro erano stati assolti, mentre per due era stato disposto il rinvio a giudizio: proprio questi ultimi sono stati ora condannati.
L’inchiesta aveva coinvolto complessivamente diciannove persone, accusate di aver messo a disposizione i propri conti correnti bancari – in un caso anche una carta Postepay – per consentire a Fontana di far transitare il denaro sottratto all’ente. In alcune situazioni sarebbero state effettuate anche fino a 28 operazioni attraverso gli stessi conti.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’ex dipendente Ater avrebbe sottratto 480.226,97 euro nell’arco di circa sei anni. Il denaro, stando alla ricostruzione investigativa, sarebbe stato speso in gran parte a causa della sua dipendenza dal gioco, in particolare dalle slot machine.
Dalle indagini non sarebbe emerso, nella maggior parte dei casi, un vero tornaconto economico per chi aveva prestato il conto corrente: talvolta sarebbero stati lasciati soltanto piccoli importi, quasi come una “mancia”.
La vicenda era emersa nel novembre 2021, dopo la morte dello stesso Fontana. Poco prima delle 19.30 del 9 novembre la linea ferroviaria Bologna-Padova venne interrotta tra le stazioni di Monselice e Battaglia: un uomo si era steso sui binari venendo travolto da un treno.
Era proprio il dipendente Ater, che lavorava all’ente da vent’anni e viveva con i genitori e il fratello. La mattina di quel giorno si era svolto un incontro tra i vertici dell’Ater e i dipendenti dopo la scoperta di ammanchi nelle casse dell’ente Le verifiche successive hanno ricostruito che le sottrazioni di denaro sarebbero iniziate nel novembre 2015.
Per sei anni ha prelevato soldi dai conti dell’ente e nessuno se n’è mai accorto: faceva dei rimborsi a inquilini, ma erano fasulli e il denaro finiva nelle sue tasche grazie a ignari amici o conoscenti che mettevano a disposizione il proprio conto per il bonifico e poi gli restituivano quel denaro.
Fontana predisponeva le liquidazioni giustificandole con il rimborso di spese condominiali in eccesso, restituzioni di cauzioni, conguagli. Il pagamento andava nei conti messi a sua disposizione dai 19 imputati che gli fornivano l’iban.
Fontana si spacciava per poliziotto e chiedeva piaceri ad amici e conoscenti: far girare nei proprio conti (con mille scuse) dei soldi che dopo chiedeva fossero girato a lui.
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