Ricongiungimenti familiari: Padova cambia le regole

Il sindaco Bitonci: «L’aspetto igienico-sanitario non è secondario». Spunta una norma del ’75. L’obiettivo è evitare i sovrafollamenti, per ogni persona serviranno 14 metri quadri
epa04923528 Refugees arrive from Hungary after crossing the border in Nickelsdorf, Austria, 10 September 2015. The refugee movements towards the European Union are 'more than manageable' for the bloc, a new report said 10 September, despite more than 300,000 asylum seekers arriving in Germany, Hungary, France and Italy in the first half of this year. EPA/HELMUT FOHRINGER
epa04923528 Refugees arrive from Hungary after crossing the border in Nickelsdorf, Austria, 10 September 2015. The refugee movements towards the European Union are 'more than manageable' for the bloc, a new report said 10 September, despite more than 300,000 asylum seekers arriving in Germany, Hungary, France and Italy in the first half of this year. EPA/HELMUT FOHRINGER

PADOVA. Bitonci rispolvera una norma del 1975 e restringe i parametri agli immigrati per richiedere il ricongiungimento familiare. In più, arruola una equipe che girerà per la città per verificare il rispetto delle “nuove” regole.

La giunta comunale, ieri, ha dato l’ok ad una delibera che reintegra l’attuale norma nazionale sul ricongiungimento, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il sovraffollamento negli alloggi degli stranieri. Se prima in ogni casa la norma prevedeva uno spazio vitale di 14 metri quadrati per due persone, adesso la stesso superficie sarà concessa ad una sola persona. «È una scelta su cui eravamo concentrati da tempo», ha spiegato il sindaco, «e riguarda sia l’idoneità dell’alloggio che le norme igienico-sanitarie, soprattutto quando arriva una richiesta di ricongiungimento familiare da parte degli immigrati. Abbiamo deciso di formare uno staff, con a capo l’ingegner Natarella (dirigente capo del settore sicurezza, salute e prevenzione del Comune, ndr), che insieme ad altri ispettori comunali effettuerà le verifiche quando arriveranno le richieste di ricongiungimento e su quelle già avvenute».

Va ricordato che quando approda in Comune una richiesta di ricongiungimento familiare, l’ente è tenuto ad un duplice controllo, sia sotto il profilo abitativo che quello igienico-sanitario. Finora i controlli eseguiti negli appartamenti condivisi dagli immigrati non avevano dato i risultati sperati da Bitonci, per via di una confusione normativa dovuta all’esistenza di tre leggi diverse: una nazionale, una regionale e una comunale che si rifaceva ad entrambe. Questo non permetteva agli ispettori comunali di multare e di registrare eventuali irregolarità, perché sarebbero andati incontro a ricorsi.

La delibera ratificata ieri cancella quella precedente, sottoscritta nel 1998 dall’allora sindaco Flavio Zanonato, che prevedeva parametri meno restrittivi rispetto a quelli imposti da Bitonci e già previsti dal decreto ministeriale della Sanità del 1975. Nel ’98, infatti, venne approvata una norma “per agevolare il cittadino straniero nel suo diritto a mantenere o riacquistare l’unità familiare” si legge sul documento. «La cosa più importante è aver reso nulla quella delibera che dava disposizioni molto più ampie», ha evidenziato Bitonci, «e ci dà finalmente l’opportunità di controllare eventuali casi di sovraffollamento negli alloggi. Quindi una norma importante e più restrittiva soprattutto per gli immigrati». La delibera prevede, in caso di richiesta di ricongiungimento familiare, l’assicurazione di una superficie non inferiore a 14 metri quadrati per le prime 4 persone e non inferiore a 10 mq per ciascuno dei successivi. Non solo: ogni alloggio deve avere un soggiorno di almeno 14 mq, mentre per il pernotto ogni persona ha diritto a 9 mq. La decisione di Bitonci e della sua giunta rientra nella nota battaglia politica contro gli immigrati, e in un momento in cui l’emergenza profughi è sempre più alta: «È normale che ci siano leggi che ci permettano di verificare quello che accade negli alloggi degli immigrati, perché sappiamo bene che sono molti quelli che vivono in troppi in un solo appartamento e senza idoneità igienico-sanitaria».

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