Boom dei ristoranti etnici, a Padova sono più di 60
Cucina orientale, africana, cinese ma c’è un ritorno alle pietanze locali. Federica Luni (Appe): «La tradizione tiene». Volpato dell’Isoletta: «Si cerca la novità ma poi si punta ai piatti di un tempo»

Phileas Fogg protagonista del celebre romanzo “Il giro del mondo in 80 giorni” di Jules Verne a fine’800 ha dovuto viaggiare quasi tre mesi per toccare tutte le nazioni del globo. Oggi invece a Padova a colpi di click sul telefono, puoi avere dal punto di vista culinario il mondo a portata di mano. Pizza fatti più in là, perché anche nella città del Santo da qualche anno pullulano ristoranti con cucine di ogni angolo del creato, nessun continente è escluso e il fenomeno avanza.
Ramen giapponese ovvero una zuppa di noodle, borsch russo, zighinì piccante eritreo, pietanze cinesi, greche o somale solo per citarne alcune, sono ormai un déjà vu per i padovani, che possono contare su oltre 60 ristoranti “stranieri”, capaci di proporre menù diversi, con ingredienti lontani dalle tradizioni locali o italiane. Alla voce cucina africana compaiono ristoranti specifici di molte delle 54 nazioni del continente, le cui proposte culinarie deliziano i padovani. Ovviamente a farla da padrona restano i ristoranti di sushi che però “soffrono” la rimonta dei locali in grado di offrire menù fusion, con proposte agli avventori immersive nelle cucine asiatiche del Far East, le pietanze medio orientali sono davvero amate all’ombra delle cupole del Santo. Ecco allora cittadini con il naso all’insù, nel tentativo smartphone alla mano di comprendere cosa quel determinato menù proponga.
C’è chi strabuzza gli occhi perché mai avrebbe immaginato di pagare per consumare un piatto di alghe e chi invece “ripiega” sul noto ma straniero, andando a colpo sicuro in ristoranti messicani, francesi o greci. Ormai per le strade del centro e della cintura urbana, imperano le cucine del mondo che non escludono nessuno, pare di essere all’Onu, c’è perfino quella russa alla faccia di embarghi e guerra, perché a tavola dopo una scorpacciata si raggiunge facilmente la pace dei sensi complice il picco glicemico tanto attenzionato adesso.
Insomma si dice che «l’occasione fa l’uomo ladro» in questo caso decisamente goloso, perché davvero un padovano in poco tempo può gustare i sapori di ogni nazione munito esclusivamente di pancia vuota e curiosità. Intanto trattorie, osterie e locali tipici resistono come canne al vento, perché se l’erba del vicino è sempre più verde, sparute attività tengono alto l’onore veneto e della tradizione euganea, qui risi e bisi, nervetti, baccalà alla vicentina, musetto e pasta e fagioli, combattono il foresto: «Le persone sono curiose, le sento io mentre mangiano in compagnia commentare su dove andare a mangiare un’altra volta, amano certamente le novità, ma alla fine cercano cibo concreto quello che ricorda casa e le nostre tradizioni», spiega Patrizia Volpato da 39 anni titolare della trattoria “Isoletta” in via San Pietro 46, nota per la cucina tipica veneta.
«Altro che noodles, da noi i bigoli all’anatra o con altri sughi sono gettonatissimi e devo dire che da un bel po’ di tempo ho tante compagnie di giovani. I ragazzi oltre a ricercare cibi sani, vogliono soddisfare il palato e per quanto amanti di cucine alternative, addentano sempre volentieri un buon pezzo di faraona e di polenta» sottolinea la signora Patrizia.
«Chi ha una forte identità resiste, perché famiglie, turisti e residenti, cercano la tradizione, l’esperienza culinaria del posto, poi ovviamente Padova è una città internazionale dove la presenza di studenti ha fatto certamente fiorire negli anni le cucine di ogni parte del pianeta, ognuno ha il suo target specifico», chiarisce Federica Luni, presidente dell’Appe e titolare della pasticceria “Estense”.
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